Iran, cosa prevede l’accordo sul nucleare del 2015

Iran, cosa prevede l’accordo sul nucleare del 2015
Un approfondimento in vista dell'annuncio di Donald Trump previsto per le venti, orario italiano, in cui deciderà se ritirarsi o meno dall'accordo

La sospensione graduale e condizionata delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica islamica in cambio della garanzia che Teheran non acquisirà armi nucleari. È questa la condizione principe dell’accordo sul nucleare iraniano, arrivato dopo 12 anni di crisi tra Occidente e Iran e al termine di due anni di negoziati e firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina e Germania.

I PUNTI PRINCIPALI

Andando nello specifico, i punti fondamentali tracciati dalla sigla dell’intesa e spiegati dall’agenzia Agi, riguardano, prima di tutto, l’impegno dell’Iran a ridurre la sua capacità nucleare come, per esempio le centrifughe e stock di uranio arricchito, per almeno 10 anni. L’obiettivo è quello di rendere praticamente impossibile all’Iran di costruire una bomba atomica, assicurandogli comunque il diritto di sviluppare un’industria nucleare civile. Grazie all’accordo l’Iran ha dimezzato a 5.060 il numero di centrifughe attive utilizzate per arricchire l’uranio e si è impegnata a non superare quel numero per 10 anni.

Inoltre, sotto il controllo della comunità internazionale, Teheran ha accettato di modificare il suo reattore ad acqua pesante di Arak. Questo, naturalmente, farebbe in modo che non possa essere usato per la produzione di plutonio per uso militare. Misure che portano ad un anno da quello che gli specialisti chiamano “tempo di evasione”. ovvero il tempo che impiegherebbe a Teheran per fabbricare una bomba atomica.

LE SANZIONI

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), nel suo ultimo rapporto, a febbraio, ha valutato che l’Iran stava onorando i propri impegni. Posizione che ha ribadito anche la scorsa settimana, dopo le accuse del Presidente israeliano riguardo un presunto piano nucleare iraniano segreto. Non avrebbero, dunque, “alcuna indicazione credibile delle attività in Iran legate allo sviluppo di un dispositivo nucleare dopo il 2009″.

C’è poi da sottolineare che l’accordo, entrato in vigore il 16 gennaio 2016, ha aperto la strada a una parziale revoca delle sanzioni internazionali contro l’Iran e a una ripresa degli investimenti stranieri. Resta, tuttavia, l’embargo Onu sulle armi convenzionali e sui missili balistici fino, rispettivamente, al 2020 e al 2023. A questo proposito, però, il Consiglio di sicurezza può concedere deroghe caso per caso.

L’INCOGNITA TRUMP

Anche se il Presidente Donald Trump ha rifiutato di “certificare” che Teheran stia rispettando i suoi impegni, riferisce sempre l’Agi, alla fine dello scorso anni aveva comunque assicurato che per il momento gli Stati Uniti non sarebbero usciti dall’accordo. Poi, il 12 gennaio, dopo aver prorogato la sospensione delle sanzioni economiche, ha richiesto agli europei un nuovo “accordo” per “rimediare alle terribili carenze”dell’intesa stipulata precedentemente. Tutto questo dovrebbe avvenire prima del 12 maggio.

ultima modifica: 2018-05-08T13:31:09+00:00 da Luigi Romano

 

 

 

 

 

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