Mattarella sfida i partiti, ma Salvini e Di Maio sbattono la porta

Mattarella sfida i partiti, ma Salvini e Di Maio sbattono la porta
Quella del Capo dello Stato è una vera e propria sfida ai partiti, perché chiede loro di sostenere il governo per il bene del Paese

Il Capo dello Stato non ha usato il fioretto nel suo discorso di stasera bensì la spada, scegliendo cioè di sfidare apertamente il sistema dei partiti, incapace in oltre due mesi di trattative di formare una maggioranza di governo. Lo ha fatto in piena consapevolezza, non trascurando nessuno dei più rilevanti elementi di criticità e sottolineando uno ad uno i mancati accordi, soprattutto quelli che hanno visto discutere e litigare Di Maio e Salvini.

Insomma un Mattarella all’attacco, che, pur prendendo atto delle ormai esigue possibilità di sopravvivenza della legislatura, non sceglie la comoda strada dell’accompagnamento puro e semplice verso nuove elezioni, ma avanza una proposta politicamente “massiccia”, cioè la nascita di un governo “tecnico” che lavori con pieni poteri sino alla fine dell’anno.

È una vera e propria sfida ai partiti, perché il Capo dello Stato chiede loro di sostenere il governo per il bene del Paese, incalzando quindi tutti coloro che dovessero decidere di opporsi. Fin qui il Capo dello Stato dunque. Sono già in circolazione però le reazioni dei due protagonisti più importanti, cioè Salvini e Di Maio che respingono con fermezza la proposta del Quirinale, negando già da ora, prima ancora che se ne conosca la composizione, ogni sostegno al governo “neutrale”.

Siamo dunque ad un passaggio assai delicato, perché la crisi politica (ormai sotto gli occhi di tutti) può evolvere anche in crisi istituzionale, se prevarranno toni troppo accesi nelle prossime settimane. Occorre dunque allacciare le cinture e spargere grandi dosi di camomilla a tutti i protagonisti.

Siamo, di fatto, in campagna elettorale, però c’è da decidere come chiudere la legislatura e che atteggiamento prendere sul governo che domani il Capo dello Stato farà nascere.

C’è una manovra economica importante da scrivere in autunno e c’è da prepararsi alla fine del mandato di Mario Draghi a Francoforte, con conseguente esaurimento della politica di “assistenza” che in questi anni ha svolto la BCE. Insomma di qui in avanti non si scherza più.

Come dice il proverbio, uomo avvisato, mezzo salvato.

ultima modifica: 2018-05-07T19:45:09+00:00 da Roberto Arditti

 

 

 

 

 

 

 

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