Vi spiego come saranno le città del futuro. Parla Simone Mori (presidente Elettricità Futura)

Vi spiego come saranno le città del futuro. Parla Simone Mori (presidente Elettricità Futura)
Conversazione con il presidente dell'associazione aderente a Confindustria, il quale ha indicato i mega-trend che caratterizzano lo sviluppo delle città nei prossimi anni

Grandi, digitali e sempre più sostenibili dal punto di vista energetico. Ecco come saranno le città del futuro o, meglio, come hanno già iniziato ad essere i più importanti centri urbani di tutto il mondo, alla luce della trasformazione economica, della rivoluzione tecnologica e digitale in corso e degli inarrestabili e massicci processi di migrazione che stanno inevitabilmente favorendo a tutte le latitudini questo crescente fenomeno di inurbamento. “È questo uno dei principali mega-trend a livello mondiale”, ha confermato il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori, in questa intervista rilasciata a  Formiche.net a margine del summit internazionale sull’innovazione promosso dalla Global Trade & Innovation Policy Alliance (GTIPA) e organizzato dall’Istituto per la Competitività, da Competere e dall’Itif di Washington D.C. (qui le foto dell’iniziativa e qui l’intervista di Michele Pierri a Robert Atkinson).

“Innanzitutto le città del futuro saranno grandi”, ha commentato ancora Mori, per il quale “nel corso dei prossimi anni e decenni ci saranno metropoli le cui dimensioni sfioreranno quelle di alcuni stati dell’Unione Europea”. Ed è un bene – ha proseguito – “perché l’impatto ambientale pro-capite di una grande città è inferiore a quello di un modello residenziale diffuso e distribuito”. Ad alimentarle, sotto il profilo energetico, saranno soprattutto le fonti rinnovabili – ha aggiunto ancora Mori – grazie al loro costo di produzione sempre più basso e all’interno di un sistema intelligente di reti che consentirà “ai cittadini di diventare piccoli produttori e consumatori attivi di energia”.

E poi la mobilità: “È la prossima grande rivoluzione che attende le città, con la decarbonizzazione dell’elettricità. Il commissario all’Ambiente dell’Ue, Karmenu Vella, ha annunciato il deferimento dell’Italia e di altri sei Stati membri per la questione dell’inquinamento. Un problema rilevantissimo, quello della qualità dell’aria, per il nostro Paese. Una sfida che dobbiamo assolutamente vincere. Ma ci riusciremo solo se nel trasporto urbano passeremo dal modello basato sui fossili a uno fondato sull’elettricità”.

Un percorso che porta alla creazione e al consolidamento delle cosiddette smart city, un’espressione spesso abusata ma, spesso, non fino in fondo spiegata. Che in sostanza “significa città intelligente”, ha affermato ancora Mori, che poi ha aggiunto: “Vuol dire una città dove gli investimenti in digitale e fonte energetiche migliori permettono ai cittadini di essere più connessi e di fare scelte più consapevoli di consumo e abitudine”. D’altro canto di questa rivoluzione – ha sottolineato il presidente di Elettricità Futura – i cittadini sono già integrante: “Ormai oggi alcune scelte di mobilità, di consumo energetico e investimento nelle abitazioni sono in mano loro. Come per tutti i cambiamenti però, anche in questo caso ci vogliono consapevolezza, cultura e informazione. E un po’ di tempo. È un processo che non avviene dall’oggi al domani”. Anche perché, con obiettivi ambiziosi e progetti a lungo termine,  possono essere ottenuti risultati positivi. Com’è accaduto con la rete elettrica italiana, ha osservato Mori: “E’ la più digitale del mondo. Noi siamo stati i primi ad avere i contatori elettronici con grandi benefici per i cittadini e l’ambiente. Siamo riusciti ad assorbire attraverso questa digitalizzazione quasi un milione di impianti rinnovabili senza avere alcun problema di rete”.

Certo, occorrerà che le istituzioni, anche locali, facciano la loro parte: “Ovviamente – se ci riferiamo all’Italia e non solo – esistono differenze pure profonde a seconda delle aree territoriali considerate. È chiaro che si possa e si debba sempre fare di più. Le sacche di resistenza al cambiamento – com’è almeno in parte fisiologico che sia – esistono. Però la mia impressione è che vi siano una crescente sensibilità e consapevolezza da parte della politica e della pubblica amministrazioni”.

ultima modifica: 2018-05-20T09:30:00+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

 

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