Il giugno caldo della Turchia di Erdogan (tra elezioni, gas e turbine eoliche)

Il giugno caldo della Turchia di Erdogan (tra elezioni, gas e turbine eoliche)
Nuova minaccia di Erdogan da Londra: tensioni nel Mediterraneo orientale se Cipro agisce in maniera unilaterale. Nel frattempo il ministro delle Risorse energetiche ha dichiarato che la Turchia inizierà la sua prima perforazione in acque profonde da gas e petrolio nel Mediterraneo entro la fine di questa estate

Elezioni, caccia al gas e nuove turbine eoliche. È il ricco “menù” che vede il mese di giugno particolarmente decisivo per le future sorti della Turchia (in perenne conflitto con la Grecia). Sul Bosforo si attendono con ansia tre appuntamenti: le elezioni presidenziali e parlamentari del 24 giugno; i preparativi per la costruzione di una fabbrica di turbine eoliche; il lancio del gasdotto Tanap con la partecipazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev.

GAS

La prima novità si ritrova alla voce gas, con la nuova minaccia lanciata da Erdogan che, in occasione di una visita ufficiale a Londra, ha detto che le tensioni nel Mediterraneo orientale continueranno se Cipro agirà in maniera unilaterale. Mentre ha tenuto il suo discorso al think tank di Chatham House a Londra, ha incolpato la Repubblica di Cipro di non volersi avvicinare alla parte turco-cipriota per l’istituzione di una partnership.

Tra l’altro, secondo fonti giornalistiche cipriote, Ankara sarebbe alquanto riluttante a dare il via libera all’arrivo di Jane Holl Lute a Cipro, come inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per sondare la potenziale ripresa dei colloqui di insediamento. Ma mentre Grecia e la Gran Bretagna hanno già dato il via libera alla missione, Ankara rifiuta una mossa del genere prima delle elezioni anticipate del 24 giugno. Ma i negoziati sostenuti dall’Onu verso una soluzione per la questione di Cipro sono crollati principalmente a causa del rifiuto di Ankara di rimuovere le sue truppe dall’isola e di abolire il cosiddetto Trattato di garanzia, che nel 1974 gli diede il pretesto per una brutale invasione che ha provocato l’occupazione della parte settentrionale di Cipro. Tra l’altro la conferenza di Montana in Svizzera dello scorso anno è stata solo l’occasione per ribadire tali concetti su cui Ankara non intende fare passi indietro.

STRATEGIE

Le parole del presidente giungono a poche ore dall’annuncio del ministro dell’energia Berat Albayrak: la Turchia inizierà le sue prime trivellazioni petrolifere da solista nel Mediterraneo entro la fine di questa estate. “Stiamo anche compiendo grandi sforzi per garantire che non ci sia un allentamento in questo momento”. Come dire che gli episodi legati alle minacce contro la nave Saipem dell’Eni e contro quella americana della Exxon troveranno seguito in una ulteriore manovra a tenaglia nella Zee di Cipro dove la Turchia non ha diritti da poter rivendicare.

Albayrak ha osservato che le elezioni presidenziali e parlamentari del 24 giugno inaugureranno una nuova era per la Turchia: “Scriveremo una nuova storia nell’era futura, poiché ci saranno più strade da percorrere per noi”. E annuncia una svolta industriale: entro la fine di quest’anno la prima fabbrica solare integrata della Turchia inizierà la produzione di pannelli solari mentre a breve saranno avviati i preparativi per la costruzione di una fabbrica di turbine eoliche.

TANAP

Albayrak ha anche annunciato che il progetto Trans Anatolian Natural Gas Pipeline Project (Tanap) sarà lanciato ufficialmente il 12 giugno in occasione di una imponente manifestazione con la partecipazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. La capacità annuale iniziale di Tanap sarà di 16 miliardi di metri cubi, da cui la Turchia tratterrà 6 miliardi di metri cubi, mentre i restanti 10 miliardi di metri cubi saranno consegnati all’Europa.

Un progetto a cui Ankara tiene molto perché, come ammesso dallo stesso Erdogan intervistato da Bloomberg, “la ragione numero uno del nostro deficit attuale è il fatto che siamo un paese dipendente dal petrolio, il gas naturale”. Ecco spiegato perché la partita mediterranea sul gas e sui gasdotti è destinata ad essere il campo sul quale si confronteranno (e si scontreranno?) ancora Ue e Turchia.

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2018-05-15T13:00:13+00:00 da Francesco De Palo

 

 

 

 

 

 

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