L’alert dell’Abi, la prudenza di Visco. Il doppio messaggio delle banche a Salvini e Di Maio

L’alert dell’Abi, la prudenza di Visco. Il doppio messaggio delle banche a Salvini e Di Maio
Il mondo del credito riunito per l'assise dei banchieri non vuole colpi di testa nel governo gialloverde su conti e mercati. Il rischio? Fare la fine dell'Argentina

Lo spauracchio è di quelli forti. L’Argentina. E non quella di Maradona del 1986, ma quella del 2002, collassata dopo anni di politiche nazionaliste che hanno portato il Paese a chiudersi al resto del mondo, vendere obbligazioni di Stato poi rivelatesi non onorabili e a vedere il proprio pil azzerato.

Ma forse Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, voleva essere chiaro fin da subito, parlando all’assemblea 2018 dell’associazione bancaria. Magari mandare un messaggio forte a quel governo gialloverde ancora in bilico tra sogni rivoluzionari e dura realtà quotidiana. E non è certo un caso che nella grande sala del Palazzo dei Congressi all’Eur, gremita di banchieri, l’unico esponente dell’esecutivo dinnanzi alle banche fosse proprio Giovanni Tria, ministro dell’Economia che ha fatto del realismo e della moderazione le pietre angolari della sua azione.

D’altronde, dal mondo delle banche oggi sono arrivate due indicazioni precise agli azionisti del governo Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Primo, chi anche solo per un minuto ha pensato di gettare il progetto europeo alle ortiche con ogni probabilità non si è reso conto della situazione e forse nemmeno di quello che ha detto. Secondo, l’Italia mai come oggi ha bisogno di costruirsi addosso la corazza della credibilità, l’unica vera arma contro le speculazioni, finanziarie o no non ha importanza.

Patuelli è stato chiaro. O dentro o fuori. “La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani: in questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%”.

Eccolo il problema secondo le banche italiane, un nazionalismo mediterraneo che rischia di relegare l’Italia ai margini della politica internazionale, con tutti i disastri del caso. Ma dalla giornata bancaria è uscito di più. Un altro messaggio, non meno forte del primo, è arrivato dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che già in occasione delle considerazioni finali, a maggio, aveva avvertito l’allora nascente governo gialloverde, invitandolo alla prudenza.

Oggi Visco è stato, se possibile, ancora più chiaro. “Mantenere condizioni ordinate sul mercato dei titoli di Stato è indispensabile per difendere stabilità del sistema finanziario e tutelare efficacemente il risparmio degli italiani. Tra la metà di maggio e inizio giugno i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati su tutte le scadenze: su quella decennale in alcuni giorni hanno superato il 3% e il differenziale rispetto ai titoli tedeschi è arrivato a oltrepassare i 300 punti base”, oltre 100 punti sopra i livelli della prima metà di maggio.

La difficoltà delle finanzia pubblica, ha avvertito il governatore davanti alla platea dell’Abi, possono determinare “un complessivo deterioramento del merito di credito delle imprese, con conseguenze sulla qualità dei prestiti bancari”, anche perché è “illusorio pensare che il legame tra rischio sovrano e rischi bancari si possa rescindere con interventi che spingano gli intermediari a ridurre drasticamente la loro esposizione diretta”. Diciamolo, è il lascito di Visco, “in queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa”.

ultima modifica: 2018-07-10T13:19:48+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

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