Perché Fincantieri vuole Vitrociset. Parla Michele Nones

Perché Fincantieri vuole Vitrociset. Parla Michele Nones
Michele Nones, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), spiega la strategia di Fincantieri nei confronti di Vitrociset: "Aumentare le sue competenze nel segmento dell’elettronica navale, al momento poco sviluppate”

Dopo la bocciatura governativa dell’offerta di Antonio Di Murro con Fg Tecnopolo Tiburtino, Fincantieri (Fintecna-CdP) avrebbe avviato trattative – riferisce il Sole 24 Ore -, assieme al gruppo Mermec di Vito Pertosa, per acquisire in esclusiva Vitrociset, controllata al 98,5% da Ciset e all’1,5% da Leonardo. La società da 100 milioni di fatturato e 70 di debito è attiva in settori strategici, tra cui difesa, spazio, servizi al traffico aereo e nella gestione dei dati delle forze di polizia e di altri network strategici, annoverando tra i propri referenti ministeri di Difesa, Interno ed Esteri.

Vitrociset, guidata da Paolo Solferino, partecipa inoltre a diversi programmi internazionali, tra cui il caccia della Lockheed Martin F-35, per il quale ha preso parte alla progettazione e allo sviluppo di parte del Ground Support Equipment, la strumentazione a terra utilizzata per il JSF, prodotta nello stabilimento di Capo San Lorenzo, in Sardegna, Regione dove Vitrociset ha una presenza significativa e da dove effettua servizi logistici e di supporto tecnico al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze del Salto di Quirra (PISQ).

Aumento del segmento dell’elettronica navale

L’interesse di Fincantieri all’acquisizione di Vitrociset va letta tenendo conto dei cambiamenti che sono intervenuti nel mercato della difesa in questi anni. Come spiega ad Airpress Michele Nones, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI). “Oggi si parla di sistemi, se non addirittura di “sistemi di sistemi” (sistemi complessi che si basano su sottosistemi, ndr), non più di piattaforme. Nel mondo della difesa ciò che conta adesso è padroneggiare i sistemi e non le singole parti. Se poi a questo aggiungiamo il fatto che la parte elettronica è divenuta predominante, ben si capisce la strategia di Fincantieri nei confronti di Vitrociset: aumentare le sue competenze nel segmento dell’elettronica navale, al momento poco sviluppate”.

“Fincantieri finora – prosegue Nones -, grazie al suo posizionamento come gruppo cantieristico mondiale civile e militare, opera nel settore dell’elettronica navale tramite accordi con altre società, come la Orizzonte Sistemi Navali (joint venture con Leonardo che si occupa del programma FREMM, ndr), tramite le quali gestisce alcuni contratti”. “Anche se Vitrociset (per parte sua da tempo alla ricerca di una collocazione più solida all’interno del gruppo) non opera direttamente nell’elettronica navale, ma piuttosto in quella terrestre e aerea, porterebbe comunque in Fincantieri nuove competenze”.

Perché Vito Pertosa entra in gioco

Assieme a Fincantieri, c’è Mermec, leader nella progettazione e sviluppo di soluzioni integrate per la diagnostica, il segnalamento e la manutenzione predittiva delle infrastrutture ferroviarie, metropolitane e tramviarie nel mondo. “Vitrociset può rappresentare una buona opportunità anche per il gruppo di Vito Pertosa – sottolinea Nones –, da tempo alla ricerca di nuove opportunità nel campo della difesa. Vitrociset ad esempio ha delle attività in essere, come la gestione (assieme all’Agenzia spaziale francese, ndr) del sito di lancio del Vega a Kourou, che rientrerebbe, in caso di acquisizione, nell’interesse diretto del gruppo. Inoltre, a completare il quadro, alcuni progetti portati avanti da Vitrociset nel settore dei sistemi unmanned”.

La partita francese ancora aperta

Intanto, il gruppo triestino guidato da Giuseppe Bono è ancora al lavoro per chiudere l’operazione STX e fare l’alleanza militare con la francese Naval Group. In attesa dell’arrivo a Roma, previsto per fine mese, del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, i documenti sono stati consegnati ai rispettivi governi. L’intesa prevede la creazione di una holding, focalizzata inizialmente su acquisti, export e R&D. Nei giorni scorsi la Francia aveva fatto sapere che sarà “vigile”, dopo indiscrezioni di stampa, smentite dal gruppo italiano, aventi ad oggetto un rapporto realizzato dal servizio governativo di intelligence economica Adit critico su Fincantieri a cui andrà il 50,01% delle quote di STX.

ultima modifica: 2018-07-18T11:10:38+00:00 da Michela Della Maggesa

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: