La zampa del dragone nei Balcani

La zampa del dragone nei Balcani
Dopo il vertice di Sofia si snoda la strategia di Pechino con investimenti e rapporti multilaterali. Obiettivo, incrementare gli scambi. E quell'asse con Berlino dimostra che...

Sostegno all’ordine economico e commerciale multilaterale da un lato; e rifiuto di protezionismo e unilateralismo dall’altro. Sono i due filoni che Ue e Cina si apprestano a seguire, come da “promessa” nunziale fatta in occasione del settimo incontro dei leader di Cina e i paesi dell’Europa centrale e orientale sabato scorso a Sofia, in Bulgaria.

Un’occasione per cementare il raggio di influnza di Pechino nei Balcani e fare il punto sui dazi trumpiani. D’Altronde il Presidente Xi Jinping lo ha detto pubblicamente sin dal 2012: la Cina deve migliorare la propria conoscenza del mondo, così come il mondo deve migliorare la propria conoscenza della Cina.

UE + CINA

Il meeting di Sofia è stata l’anticamera del ventesimo vertice Cina-Unione Europea che si svolgerà a Pechino. Lanciata nel 2012, la “cooperazione 16 + 1″ (16 paesi dell’Europa Centro-orientale e la Cina) ha registrato una notevole crescita negli scambi bilaterali, negli investimenti e negli scambi tra know how e competenze professionali.

Un primo fattore di causa va ritrovato nell’iniziativa Belt and Road, il programma cinese di investimenti mirati sul costone balcanico che vede Pechino già all’opera per realizzare infrastrutture e grandi opere in Croazia, Serbia, Bosnia e Albania con accordi di cooperazione già siglati con tutti i 16 paesi dell’Europa centro-orientale.

In questo solco si inserisce la visita di tre giorni del premier Li Keqiang in Germania, con al centro del vertice bilaterale i dazi decisi dal presidente americano Donald Trump che secondo Berlino metteranno a rischio il sistema del commercio globale basato su regole predefinite e libertà di circolazione. Durante l’incontro è emersa una convergenza politica e strategica sul fatto che Cina e Germania, le due “locomotive” di Asia ed Europa, sosterranno ancora la globalizzazione economica contro le tendenze protezionistiche dell’amministrazione Trump, e quindi salvaguardare un ordine internazionale basato su equità e scambi.

BERLINO + PECHINO

Un terreno comune tra i due paesi si poggia essenzialmente su una cooperazione globale che diventerà la base per il futuro. Lo dimostra il fatto che, ad esempio, le case automobilistiche tedesche occupano il 20% del mercato automobilistico cinese e di contro Pechino punta ad abbassare le tariffe in un nuovo ciclo di aperture di mercato. All’orizzonte la “cooperazione per l’innovazione” che il presidente Xi Jinping aveva già sollecitato durante la visita della cancelliere Angela Merkel in Cina nel maggio scorso. Si aggiunga che la Cina è oggi il principale partner commerciale della Germania e la Germania è rimasta il principale partner commerciale della Cina in Europa per oltre quarant’anni.

Numeri che si legano a doppia mandata ad altri due dossier significativi come l’accordo sul nucleare iraniano e quello sui cambiamenti climatici. Due piattaforme tematiche che vedono Cina e Germania fortemente unite in contrapposizione alle policies trumpiane.

CRITICITÀ

Alcune perplessità strategiche investono il fatto che il volume degli scambi del cosiddetto 16 + 1 rappresenta solo un decimo del commercio instaurato tra Cina e Ue, quindi la sua potenziale influenza nelle relazioni eurocinesi dovrebbe essere limitata, quanto a raggio d’azione. Qualcuno inizia a far circolare una certa preoccupazione circa il fatto che la cooperazione 16 + 1 possa indebolire la competenza dell’UE o addirittura dividere l’Europa.

Inoltre accade che mentre i leader europei singolarmente sottolineano il loro impegno a stringere legami con la Cina, l’Ue resti nel guado alla voce commercio e investimenti. Ad esempio, invece di risolvere i problemi attraverso consultazioni, l’Ue ha portato la Cina dinanzi all’organo di risoluzione delle controversie dell’OMC per il trasferimento del know how sulla tecnologia.

MILANO-CINA

In Italia il legame con Pechino si consolida costantemente. Dallo scorso dicembre l’Europa dispone di una nuova “porta” di ingresso in Cina: al via il primo viaggio del treno Mortara-Chengdu. Composto da 17 vagoni in grado di caricare 34 container, Milano Mortara-Chengdu, ha attraversato Austria, Germania, Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan per 10.800 chilometri coperti in 18 giorni di viaggio portando in Cina prodotti occidentali. Il viaggio di ritorno sarà fatto invece con prodotti cinesi in Italia, con l’obiettivo dei 20 viaggi a settimana a partire dal 2020.

Un rapporto speciale quello ferroviario tra Cina e Ue come dimostrano i numeri fatti registrare alla voce treni merci. Nel 2017 sono stati effettuati oltre 3.000 viaggi dalla Cina all’Europa tra le città dei due continenti, con la prospettiva di raggiunere i 4.000 viaggi nel 2018. Secondo i dati diffusi dalla China Railway Corporation (CRC) dal 2011 (anno del primo viaggio) i treni merci cinesi hanno portato 800.000 containers di prodotti in Ue collegando 48 città cinesi con 42 città europee.

Uno dei comuni con il maggior numero di partenze è stato Chongqing, nel sud-ovest della Cina.

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2018-07-10T09:30:26+00:00 da Francesco De Palo

 

 

 

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