Militari greci arrestati in Turchia, in campo lady Europa

Militari greci arrestati in Turchia, in campo lady Europa
L'alto rappresentante agli esteri dell'Ue, Federica Mogherini, chiede la liberazione dei due in una lettera al Presidente della Commissione esteri, David Mc Alister. E assicura ad Ankara la forte attenzione del Consiglio Europeo

Evitare di danneggiare le relazioni di buon vicinato, perseguire la risoluzione pacifica delle controversie e contrastare qualsiasi minaccia contro un membro. È il fil rouge seguito dall’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, sul caso dei due militari greci detenuti in Turchia da più di cinque mesi.

Lady Pesc ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al presidente della Commissione esteri, David Mc Alister, per chiedere la liberazione dei due. E assicura ad Ankara la forte attenzione del Consiglio Europeo sul caso.

LA LETTERA

Si registra un altro passo formale sul delicatissimo caso dei due militari greci arrestati ad aprile al confine con la Turchia, e accusati di spionaggio, ma su cui gravita l’ipotesi che siano stati rapiti da Erdogan come “compensazione” per gli 8 golpisti turchi che hanno trovato rifugio in Grecia.

L’Unione europea sta seguendo il caso fin dall’inizio, ha scritto Mogherini, ricordando che il Consiglio europeo ha espresso profonda preoccupazione per la detenzione continua di cittadini europei in Turchia, compresi i due militari greci.

Per questo Mogherini avverte Ankara che nell’ultimo rapporto annuale sulla Turchia, datato ad aprile 2018, la Commissione ha avvertito il Paese di Erdogan di evitare qualsiasi tipo di minaccia o un’azione contro un membro o creare frizioni o azioni che potrebbero danneggiare le relazioni di buon vicinato e la risoluzione pacifica delle controversie.

E osserva: “È fondamentale continuare a mostrare solidarietà con la Grecia e pubblicare appelli diretti alla parte turca per l’immediata liberazione dei militari, o in pubblico o in occasione di incontri bilaterali”.

CASUS

Il tenente Angelos Mitretodis e il sergente Dimitrios Kouklatzis sono stati arrestati al confine elleno turco con il fiume Evros: siamo nella Grecia settentrionale dove ogni giorno continuano a passare migranti irregolari nonostante l’accordo Ue-Ankara per fermare i flussi. Sin dall’inizio della vicenda, Atene ha sempre parlato di un semplice sconfinamento durante un’operazione di pattugliamento, a causa delle difficili condizioni climatiche. Di parere opposto Ankara, che li accusa di spionaggio.

Il primo a schierarsi apertamente contro Ankara è stato il ministro della difesa greco, Panos Kammenos, che ha definito “ostaggi” i due militari ellenici parlando di rapimento effettuato da un commando turco. La questione è stata al centro di un appello dei 15 europarlamentari ellenici che hanno chiesto ad Ankara il rilascio, dopo un’iniziativa partita dall’eurodeputato di Syriza Kostas Chrysogonos, che ha visto in seguito convergere il consenso di tutti gli altri gruppi politici.

Lo scorso 24 maggio a margine della 12ma Conferenza dei capi di Stato maggiore dei Paesi dei Balcani a Belgrado, i vertici militari dei due Paesi si erano incontrati per la prima volta per affrontare, seppur ufficiosamente, il caso. Da un lato l’ammiraglio capo delle Forze armate greche Evangelos Apostolakis, dall’altro l’omologo turco Hulusi Akar.

LA STRATEGIA

Il Consiglio europeo dello scorso 22 marzo aveva espresso gravi preoccupazione per il protrarsi della detenzione di cittadini comunitari in Turchia, tra cui appunto i due militari greci, e aveva ricordato l’obbligo della Turchia di rispettare il diritto internazionale, le relazioni di buon vicinato e quindi normalizzare le sue relazioni con gli Stati membri dell’Ue. Tra l’altro il caso è stato ampiamente discusso con il presidente della Turchia a Varna in occasione del vertice Ue-Turchia dello scorso aprile e l’Unione europea ha chiesto una risoluzione immediata e positiva della controversia.

Nel frattempo, però, i rapporti tra Grecia e Turchia si sono ulteriormente deteriorati per via delle continue provocazioni di Ankara nell’Egeo, successive al disimpegno americano dalla base turca di Incirlik e alle pretese di Erdogan sul gas presente nell’Egeo. Non solo i quotidiani sconfinamenti di F16 turchi nei cieli greci, ma anche la primizia di un drone utilizzato da Ankara nelle isole contese dell’Egeo orientale e uno scontro tra navi lo scorso 4 maggio, quando una cannoniera greca venne urtata da nave mercantile turca, sospettata di fare dello spionaggio, a Lesbos dove si trovava il premier Alexis Tsipras.

Proprio Tsipras è sotto attacco da parte delle opposizioni elleniche in Parlamento: conservatori e destre non hanno gradito il suo scarso impegno per la questione dei due militari, e il leader di Nea Dimokratia, Kyriakos Mytsotakis, arriva a chiedere le elezioni anticipate. Dal quartier generale di Syriza si difendono annunciando che Tsipras ed Erdogan si incontreranno tra due giorni a margine del vertice Nato.

twitter@ImpaginatoTw

ultima modifica: 2018-07-11T09:13:31+00:00 da Francesco De Palo

 

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: