Vi spiego come si muove la Nato contro il terrorismo. L’analisi del generale Zuliani

Vi spiego come si muove la Nato contro il terrorismo. L’analisi del generale Zuliani
In vista del Summit di Bruxelles, il punto sul counter-terrorism dell'Alleanza del generale Mirco Zuliani, già vice comandante del Comando alleato per la trasformazione (Nato Act)

Uno dei fattori-chiave dell’instabilità del mondo odierno è il terrorismo. In tal senso, sin dal 2015, l’Alleanza Atlantica ha sviluppato un concetto per l’antiterrorismo, definito counter-terrorism (Ct), il quale identifica le aree-chiave in cui la Nato dovrebbe attuare iniziative per migliorare la prevenzione e la resilienza agli atti di terrorismo. Quest’ultimo non ha confini, ma l’attenzione si concentra sugli Stati deboli e in difficoltà che consentono alle organizzazioni terroristiche di stabilire zone di instabilità lungo i confini della Nato. Il concetto Ct è basato su tre pilastri principali: consapevolezza, capacità e coinvolgimento; mentre per utilizzarlo è stato sviluppato un piano d’azione che ha l’obiettivo di migliorare il ruolo dell’Alleanza nella più ampia lotta della comunità internazionale contro il terrorismo.

La prima domanda che sorge riguarda il ruolo della Nato Ct: come fanno i Paesi membri a partecipare? Essi allineano le loro strategie nazionali di Ct alla strategia globale delle Nazioni Unite per il counter-terrorism (2006), che include prevenzione e combattimento, e sviluppo di proprie capacità Ct. Inoltre, tutte le nazioni della Nato hanno aderito alla coalizione globale anti-Isis (2014), fornendo supporto militare ai Paesi partner, impedendo il flusso di combattenti stranieri, congelando finanziamenti, affrontando le crisi umanitarie regionali e, in questo modo, attaccando anche le attività terroristiche alla loro fonte.

Il secondo quesito ci porta invece all’attualità: cosa significa counter-terrorism oggi per la Nato? Il concetto Ct mira a rafforzare e ottimizzare tutte le attività politiche e militari basate sui suddetti tre seguenti pilastri. Per quanto riguarda la consapevolezza: dialogo politico (nel quartier generale della Nato e tra le nazioni), partecipazione ai vari forum internazionali (offerti da Onu, Unione europea, Unione africana, dialogo di Shangri-La, ecc.); e condivisione delle informazioni di intelligence e delle valutazioni come parte della consapevolezza strategica globale della Nato. Ciò avviene in particolar, con la nuova cellula di intelligence sul terrorismo all’interno del quartier generale della Nato a Bruxelles e presso l’Hub regionale per il sud collocato a Napoli.

Poi, per ciò che concerne le capacità, un gran numero di esse sono state sviluppate, mentre altre sono in corso attraverso il processo di pianificazione della difesa della Nato, e trovano pratico impiego in impegni operativi. Tra queste, la missione Resolute Support in Afghanistan, o Sea Guardian nel Mediterraneo. Tra gli esempi di capacità: i sistemi Airborne warning and control (Awac), di Alliance ground surveillance (Ags) e di Joint intelligence, surveillance and reconnaissance (Jisr). Inoltre, vi è anche uno sviluppo significativo delle capacità del programma di lavoro “Difesa contro il terrorismo”, concernente, tra gli altri, i dispositivi esplosivi improvvisati (C-ied), la biometria, l’analisi delle reti informatiche e sociali, la difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare (Cbrn) e lo smaltimento degli esplosivi.

Infine, circa il coinvolgimento, si prevede soprattutto la formazione e l’assistenza. In tal senso, sono comprese attività di sensibilizzazione e cooperazione con i partner (come in Afghanistan o in Iraq), ma anche la collaborazione interna, inter-agenzia e internazionale, necessaria per l’ottimizzazione delle misure Ct. Inoltre, una parte fondamentale è dedicata al supporto dei partner (in particolare quelli che devono affrontare una minaccia terroristica attiva) finalizzata a rafforzare la propria disponibilità attraverso l’intensificazione della cooperazione individuale, così come lo sviluppo delle capability di difesa per rafforzare la capacità locale per affrontare le sfide terrostistiche. In più, ci sono quattro iniziative Defense capacity building (Dcb) in corso tra Giordania, Georgia, Moldavia e Iraq, a cui si aggiungo diversi Paesi che si stanno candidando. Infine, sempre sul lato del coinvolgimento, la Nato ha organizzato esercitazioni regionali che includono scenari di Ct con partner, l’anno scorso in Giordania e quest’anno in Serbia.

In definitiva, l’impegno dell’Alleanza Atlantica in ambito anti-terrorismo è a 360 e coinvolge tutte gli Stati membri così come i Paesi partner. Molto è stato fatto, ma ancora molto è da fare. A Bruxelles, il prossimo Summit dei capi di Stato e di governo sarà una nuova occasione per riaffermare il massimo impegno dei Paesi membri a combattere tutti insieme la minaccia terroristica.

ultima modifica: 2018-07-10T10:20:49+00:00 da Mirco Zuliani

 

 

 

 

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