Il governo M5S-Lega ha fatto nascere la Terza Repubblica. Becchi spiega perché

Il governo M5S-Lega ha fatto nascere la Terza Repubblica. Becchi spiega perché
Il sovranismo gialloverde, la rimodulazione del bipolarismo italiano, la frontiera europea ma anche il nodo Rai. Intervista al professor Paolo Becchi sul suo ultimo libro, “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S”

“Così come Salvini chiede tolleranza zero sulla migrazione clandestina, ci vuole al pari tolleranza zero nei confronti di qualsiasi manifestazione, sia pure embrionale, di razzismo”. Paolo Becchi, filoso e saggista, dapprima molto vicino al Movimento 5 Stelle e ora simpatizzante della Lega di Matteo Salvini parla, in una conversazione con Formiche.net, del manifesto politico del leader della Lega, pubblicato gli scorsi giorni su Libero e tratto dalla prefazione del libro “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S” scritto a quattro mani dallo stesso Becchi e dal giurista Giuseppe Palma. Migrazioni, sovranità monetaria, priorità del Paese, scomparsa della sinistra (e della destra), nuova contrapposizione fra sovranismo e globalismo e poi ancora uscita dall’euro sono solo alcuni dei temi trattati dal professore, che spiega: “Prima gli italiani vuol dire porre al centro dell’attenzione dello Stato il cittadino italiano. Cosa deve fare un governo o uno Stato se non occuparsi prima di tutto dei suoi cittadini?”.

Professor Becchi, si è parlato molto del suo ultimo libro, “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S“, che ospita la prefazione del ministro Matteo Salvini. Com’è nato?

Il libro, nato dall’incontro con l’avvocato Palma, raccoglie molti dei nostri articoli pubblicati su Libero; articoli in cui anticipavamo in qualche modo i risultati elettorali, prefigurando anche i possibili scenari futuri. L’idea era quella di offrire una riflessione generale su quello che è avvenuto prima delle elezioni, dopo le elezioni, e su quanto avviene oggi. Abbiamo dunque scelto di seguire un filo logico, partendo dal periodo pre-elettorale, con l’analisi dei programmi che erano stati presentati dalle diverse forze politiche, sino alla previsione, che allora poteva comprensibilmente apparire infondata, di un governo giallo-verde.

Cosa è accaduto, dunque, nei 90 giorni intercorsi fra elezioni e giuramento? Nel libro ci sono parecchi aneddoti…

Durante quel periodo mi facevo della grasse risate, perché i giornali non riuscivano a capire cosa stesse accadendo. La mia paura era che un capo di governo non abbastanza forte minasse il lavoro svolto sino ad allora. Per questo proposi l’idea della staffetta, che divideva la presidenza fra Salvini e Di Maio. Il dubbio insormontabile, però, era capire chi avrebbe cominciato. L’idea, allora, sfumò. Oggi è sicuramente troppo presto per dare un giudizio complessivo, ma credo che Conte riesca a esercitare quel ruolo di sintesi di cui aveva bisogno questo governo.

Lei ha sempre sostenuto che destra e sinistra non esistono più… Sarebbe sbagliato, invece, dire che è sparita solo la sinistra, mentre la destra è ancora viva e più forte che mai?

È molto difficile che possa esistere uno dei poli senza l’altro. I poli, per esistere, devono necessariamente essere due. Se uno viene meno, il polo antagonista non ha ragion d’essere. Oggi è in atto una rivoluzione di paradigmi. Questo non vuol dire che non vigano più differenze, lotte, dicotomie e contrapposizioni politiche, ma solo che quella fra destra e sinistra non è più quella decisiva. La sinistra ha esaurito la sua funzione, come potrebbe il centrodestra averne una sua?

Le ultime elezioni, però, sembrano suggerire altro…

Chi è che l’elettorato ha punito in queste elezioni? Ha punito, sì, la sinistra di Renzi, ma anche la destra tradizionale di Berlusconi. Credo dunque che sia proprio il risultato elettorale a farci capire come la contrapposizione fra destra e sinistra si sia trasformata in una contrapposizione fra sovranisti e globalisti. E credo sarà questa, almeno nel medio termine, la contrapposizione politica del futuro.

A proposito del cleavage sovranismo/globalismo, la retorica del “prima gli italiani” che Salvini ha fatto sua e che ritroviamo anche nella prefazione del suo libro, non rischia di generare forme di razzismo come quelle riportate quotidianamente dai giornali?

Non credo. Dire prima gli italiani vuol dire porre al centro dell’attenzione dello Stato italiano il cittadino italiano, per cui non vi trovo una forma di esclusione degli altri. Prima gli italiani significa dire che prima mi devo occupare degli italiani. Cosa deve fare un governo o uno Stato se non occuparsi prima di tutto dei suoi cittadini? Mi sembra un’affermazione in stretta aderenza con il discorso del sovranismo. Non è rivolto contro qualcuno, bensì a favore di qualcuno.

Certo, ma le conseguenze rischiano di essere pericolose…

È vero, bisogna mettere in guardia Salvini, e io l’ho fatto. Alcuni ridicolizzano la questione sostenendo che nella nostra società il razzismo non esiste. Io credo invece che il fenomeno non vada sottovalutato, seppure fosse marginale. Come dice Salvini, ci vuole tolleranza zero nei confronti dell’immigrazione clandestina, ma ci vuole al pari tolleranza zero nei confronti di qualsiasi manifestazione, sia pure embrionale, di razzismo. Ma il sovranismo non ha niente a che fare con il razzismo, o qualunque sua deriva. Sovranismo vuol dire stare con chi si vuole, e stare con chi ci vuole. E in questa espressione non c’è forma di razzismo, ma solo l’affermazione della propria identità.

Un commento alle parole di Moavero Milanesi, con cui ricordava che in passato anche gli italiani sono stati migranti economici…

Il parallelo credo non sussista: certamente si tratta in entrambi i casi di fenomeni di migrazione, ma gli italiani non sono mai stati clandestini. Il problema, ad ogni modo, non è la migrazione in sé, bensì la condizione di clandestinità. Guardo sicuramente con profondo rammarico a quanto accade a tutte le persone che soffrono e muoiono per emigrare, ma l’Italia, al momento, non è in grado di dare loro una vita non dico dignitosa, ma quantomeno decente, né di sottrarli a dinamiche perverse come quelle del caporalato. Non è l’immigrazione in sé ad essere sbagliata, ma la sua gestione, nella quale l’Italia si è già dimostrata non sufficientemente preparata.

Lei ha detto che Movimento 5 Stelle e Lega convivranno ancora per molto tempo. Gli scorsi giorni, però, il prof. Magatti, in una intervista a Formiche.net sulla prefazione al suo libro, ha parlato della possibile scomparsa del M5S a favore della Lega. Lei sembra avere un’idea opposta, eppure, anche lei ha abbandonato a suo tempo il Movimento 5 Stelle per passare a quello di Salvini…

Ci sono molte persone che parlano senza conoscere bene la situazione dal suo interno. Sono un fermo sostenitore di questo governo poiché conosco entrambi i movimenti che lo compongono. Essi si compenetrano perfettamente l’un con l’altro. E vi dico di più: si tratta di un’esperienza rivoluzionaria poiché mette insieme, per la prima volta nel nostro Paese, due diversi aspetti del sovranismo: il sovranismo identitario, quindi il richiamo alle radici nazionali, e il sovranismo sociale, che riguarda il tema del lavoro. Non è un caso che da una parte abbiamo come Matteo Salvini come ministro dell’Interno e Luigi Di Maio come Ministro del Lavoro. Questo governo sarà un successo ed è destinato a durare a lungo, o quantomeno almeno fino alle europee. Questo governo ora deve solo fare una cosa…

Ossia?

Mettere a posto la questione Rai entro settembre. Perché il servizio pubblico radiotelevisivo non deve certo essere a favore del governo, ma senz’altro non può nemmeno essergli contrario.

Quanto conta nel successo dei movimenti populisti la crisi economica che stiamo vivendo? Non c’è il rischio che una congiuntura economica positiva “sgonfi” questa bolla?

Io ritengo che finché rimarremo nell’euro, il populismo in Europa non si esaurirà. La moneta unica doveva portare unità, e invece ha portato solo disgregazione. Le esperienze populiste in Europa mirano al recupero della sovranità e, in particolare, a quella monetaria. Tutti i movimenti populisti in Europa partono dal rigetto della moneta unica. E finché ci sarà la moneta unica, il sovranismo in Italia e in Europa non farà che aumentare, unificandosi sempre di più. Alle prossime europee non se la giocheranno il partito popolare e i partiti socialisti, ma sicuramente ci sarà un’internazionale sovranista. E Salvini potrebbe essere a capo di quest’ultima. Il successo di Salvini probabilmente scaturisce anche dalla sua capacità di incarnare quella figura euroscettica ed eurocritica di cui gli italiani avevano bisogno.

ultima modifica: 2018-08-10T10:30:30+00:00 da Alessandra Micelli

 

 

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