Cosa si sa della “nuova morte” del Califfo Baghdadi

Cosa si sa della “nuova morte” del Califfo Baghdadi
Martedì molte fonti di informazione hanno nuovamente parlato della morte del Califfo Abu Bakr al Baghadadi, il capo dello Stato islamico, il nemico numero uno per tutti i governi del mondo (quello americano gli ha messo una taglia “dead or alive” da 25 milioni di dollari). Baghdadi sarebbe stato ucciso a Tel Afar, una città dell’Iraq ad ovest di Mosul, tra le ultime rimaste sotto il controllo amministrativo del Califfato (che dopo Mosul stessa, è ormai vicino a perdere anche Raqqa, la roccaforte in Siria). O forse a Deir Ezzor, in Siria (vedremo più avanti).
Questa morte a differenza di numerose altre simili ha un aspetto leggermente più solido per almeno due motivi: è stata ripresa da due fonti di stampa molto valide, la Reuters e l’Associated Press, primo. Secondo: il capo delle forze armate americane che combattono lo Stato islamico con la Coalizione internazionale, il generale Stephen Townsend, ha detto martedì, durante una conferenza stampa con i corrispondenti dal Pentagono: “Veramente non lo so… ma non ho ragione di credere che sia ancora vivo. Non ho prove sul fatto che sia vivo”, parlando del Califfo.
Per andarci cauti, l’uscita del generale è stata preceduta da uno statement del CentCom, il comando della Difesa americana che si occupa di Medio Oriente (e da cui anche Townsend prende ordini), che diceva: gli Stati Uniti non possono confermare la notizia della morte del Califfo.
Quello che ha detto il generale però riporta la mente a giugno: con la battaglia di Mosul entrava nella fase conclusiva e quella di Raqqa iniziava davvero, Ryan Dillon, il colonnello che fa da portavoce all’Operation Inherent Resolve – come gli americani chiamano la guerra all’IS – disse che Baghdadi non avrebbe potuto giocare nessun ruolo nelle controffensive delle due battaglie. Le affermazioni di Townsend e Dillon significano una cosa: l’intelligence americana non sta ricevendo più segnali che il Califfo sia operativo (anche nella command hieracy).
Ma attenzione: lo Stato islamico ha un controllo paranoico delle propria sicurezza interna, e dunque questo silenzio potrebbe essere un’estrema misura di sicurezza. Ciò nonostante va ricordato che le misure di sorveglianza e monitoraggio adottate dagli Stati Uniti hanno permesso agli americani di eliminare l’intera catena di comando storica del gruppo – manca, di fatto, solo Baghdadi. Per esempio, sappiano grazie a una spifferata diretta del presidente Donald Trump, che queste attività sono svolte in collaborazione con i partner regionali come Israele, e che si sono spinte fino a infiltrare nell’organizzazione spie o collaboratori. Per tali ragioni muoversi allo scoperto in questo momento sarebbe estremamente rischioso.
Daniele Raineri, uno dei giornalisti europei più esperti sullo Stato islamico, ha spiegato con un’analisi audio sul sito del Foglio da dove nasce l’ultima affascinante notizia sulla morte del Califfo. Raineri dice che tutto nasce da un articolo pubblicato dal sito della Tv irachena Al Sumaria una decina di giorni fa e da lì sono usciti diversi altri pezzi, di cui l’ultimo martedì, secondo cui addirittura c’è già un successore – in un altro articolo, sempre martedì, Al Sumaria ha scritto che è in corso un colpo di stato all’interno del Califfato e ci sono stati arresti e scontri a Tal Afar.
La Tv irachena non è la prima volta che si spertica in annunci del genere però, e per questo non è eccessivamente solida come fonte. Reuters e AP non hanno ripreso le loro informazioni da lì però, ma dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che è un’ong con base a Londra che ha molti contatti (spesso anche fumosi) all’interno del conflitto siriano. L’Ossercatorio, che comunque non è un organismo completamente affidabile, dice che il Califfo è stato ucciso a Deir Ezzor — centinaia di chilometri lontano da Tel Afar. Evidentemente le due agenzie hanno ragione di credere che si tratti di qualcosa di concreto, considerando gli alti standard richiesti da loro prima che una notizia vada in pubblicazione. E dunque, quanto meno, si tratta di più fonti diverse che dicono la stessa cosa nello stesso momento, però non nello stesso posto. Prima di dare il Califfo per morto davvero – vista anche la sensibilità della cosa – dovranno passare gli approfondimenti necessari, perché per il momento siamo davanti alla solita confusione, senza un lacrimevole comunicato di commiato da parte del gruppo.
ultima modifica: 2017-07-13T07:18:03+00:00 da Emanuele Rossi