Dall’India all’Olanda, tutti i Paesi che diranno addio alle auto a benzina (prima della Francia)

Dall’India all’Olanda, tutti i Paesi che diranno addio alle auto a benzina (prima della Francia)
Ecco i governi che hanno in programma la transizione all'auto elettrica, l'impatto sul mercato del petrolio, quante batterie serviranno e la pole position cinese

L’annuncio del governo Macron sull’elettrificazione del mercato auto francese entro il 2040 è l’ultimo di una serie di annunci balzati agli onori delle cronache nell’ultimo anno – alcuni forse più eclatanti. L’India, per esempio, ha fissato già per il 2030 la messa al bando dei veicoli alimentati con combustibili fossili: un’impresa colossale per un paese che conta 1,3 miliardi di abitanti ma anche una scelta obbligata per non soffocare nello smog: già 1,2 milioni di morti l’anno in India sono imputabili all’inquinamento atmosferico, secondo Greenpeace. Appuntamento con l’auto elettrica anticipato al 2025 per la Norvegia, che però non ha intenzione di limitare la sua produzione petrolifera.

QUANTO È VERDE LA NORVEGIA?

Sulla decisione della Norvegia non sono mancate critiche da parte degli ambientalisti. Lo stato nordico, che alla Cop21 di Parigi si è impegnato a ridurre le sue emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, continua al tempo stesso a potenziare la sua produzione petrolifera (da cui dipende il 12% del Pil). Olso persegue l’elettrificazione dei trasporti (che è già molto avanzata: un’auto nuova su tre è un’elettrica pura e a giugno le auto a batteria hanno raggiunto il 42% delle immatricolazioni) e l’uso di fonti rinnovabili in patria (tutta l’energia elettrica è di origine idrica in Norvegia), ma non rinuncia all’esportazione di combustibili fossili (l’industria oil&gas alimenta un terzo dell’export).

Peter Erickson, scienziato dell’ente di ricerca Stockholm Environment Institute, nota che quest’anno le esportazioni petrolifere della Norvegia causeranno in giro per il mondo emissioni di CO2 dieci volte maggiori delle emissioni norvegesi. Secondo Erickson, questa è in generale una falla negli accordi di Parigi: i paesi si impegnano a ridurre le emissioni nel proprio paese, non su scala globale, per cui va bene limitare l’uso del petrolio nella propria economia e intanto vendere il petrolio ad altri.

INDIA E CINA GUIDANO IL MERCATO

Ma non è detto che gli “altri paesi” siano disposti a comprare tanti combustibili fossili. Colossi come Cina e India, per esempio, hanno alimentato la loro crescita con petrolio e carbone ma le conseguenze sulla qualità dell’aria sono pesanti. Se non vogliono rischiare una catastrofe anche solo in termini di costi sanitari occorre bilanciare lo sviluppo con le ragioni dell’ambiente. Ecco dunque la svolta dell’Indiadal 2030 non saranno più in vendita nel Paese automobili col motore a scoppio.

Intanto, entro il 2020, il National Electric Mobility Mission Plan indiano vuole arrivare a 6-7 milioni di auto elettriche e ibride vendute. “I progressi della tecnologia stanno rapidamente trasformando il modo in cui l’energia viene prodotta e consumata. L’India vuole cavalcare questa trasformazione”, dice il governo. L’India è già il primo mercato mondiale per l’energia solare: nel 2015, le fonti rinnovabili hanno superato tutte le altre fonti da cui l’India genera elettricità e la sola energia solare ha raggiunto una capacità complessiva di 12.288 MW, il doppio rispetto alla prima metà del 2016.  Per l’elettrificazione dei trasporti privati il sostegno pubblico sarà indispensabile: occorre aiutare i consumatori a comprare le auto e fornire un’adeguata infrastruttura di ricarica, ma c’è già un forte produttore locale, Mahindra, e il ministro dell’Energia Piyush Goyal ha promesso che la transizione sarà favorita dagli incentivi pubblici per i primi due anni.

La politica degli incentivi è la stessa seguita dalla Cina che, grazie a forti sussidi statali, ha spinto il mercato domestico delle auto a zero emissioni fino a diventare il leader mondiale: 352.000 veicoli elettrici immatricolati nel 2016, contro 159.000 negli Usa (di cui la metà in California, dove ha sede Tesla). Circa metà delle auto elettriche vendute l’anno scorso nel mondo sono state comprate in Cina, e molte sono prodotte da aziende cinesi. L’obiettivo fissato da Pechino è che nel 2020 l’11% di tutte le auto in circolazione sia elettrico, pari a quasi 3 milioni di veicoli.

Gli incentivi statali cinesi permettono attualmente uno sconto sul prezzo finale tra 6.000 e 10.000 dollari per veicolo, oltre ad altre agevolazioni come le corsie dedicate sulle superstrade. Sempre con soldi pubblici verranno realizzate quest’anno in Cina 100mila nuove colonnine pubbliche di ricarica che si aggiungono alle 150.000 esistenti. Per fare un confronto, negli Usa ci sono 41.000 punti di ricarica pubblici per auto elettriche.

CHI HA PROMESSO L’AUTO ELETTRICA

Ci sono altri paesi impegnati sulla mobilità verde. L’Olanda ha votato per la messa al bando delle vendite di auto a benzina e diesel dal 2025: la proposta è stata approvata dal Parlamento ma non è ancora legge. Oggi nei Paesi Bassi le auto elettriche rappresentano un po’ meno del 10% delle vendite totali (in Italia sono lo 0,1% del parco circolante).

Anche la Germania cerca di avanzare, con qualche difficoltà, nel suo piano di elettrificazione dei trasporti. Il target di 1 milione di veicoli elettrici in circolazione per il 2020 è lontano: per ora sono 200.000, ma il Consiglio federale Bundesrat ha votato a fine 2016 per lo stop alle vendite di auto a benzina e diesel entro il 2030. Non c’è ancora una legge definitiva; la proposta approvata include però una richiesta alla Commissione europea di estendere il bando a tutta l’Ue e di rivedere tasse e incentivi per il settore della mobilità a zero emissioni. Inoltre, il governo di Angela Merkel ha appena concesso un finanziamento da 500.000 euro a Daimler per costruire una fabbrica di batterie a ioni di litio, quelle che servono per le auto elettriche.

A sua volta il governo britannico sta valutando dal 2040 di passare all’uso esclusivo di auto elettriche o a basse emissioni, ma si muove con scarsa determinazione, come lamentano sia le associazioni dei medici che alcuni sindaci. Molto attivo in questo senso il primo cittadino di Londra, Sadiq Khan, che ha plaudito all’annuncio dei francesi dicendo: “Una scelta radicale che mette ancora più in evidenza la risposta timida dei governanti britannici”.

Ci sono infine singole città che si stanno muovendo per vietare l’ingresso di alcuni veicoli molto inquinanti nelle aree metropolitane: Parigi, Madrid, Atene e Città del Messico hanno annunciato il bando dei diesel dal 2025.

IMPATTO SUL MERCATO DELL’ENERGIA

Che peso hanno questi annunci? Qualche commentatore ne ridimensiona la portata: non vendere più nuove auto a benzina non significa la scomparsa delle auto a benzina, perché circoleranno ancora quelle commercializzate prima dell’entrata in vigere del divieto. Tuttavia questi annunci appaiono anche inevitabili perché il mercato arriverà naturalmente all’elettrificazione dei trasporti, sostiene Tony Seba, economista della Stanford University: “Vietare le vendite di auto nuove a benzina o diesel dal 2040 è come vietare l’uso delle carrozze: nel 2040 questi mezzi non esisteranno più comunque”.

Il peso è invece notevole per i paesi che producono petrolio, come mette in luce il nuovo report di Bloomberg Energy Finance, che prevede che per il 2040 le auto elettriche arriveranno a rappresentare il 54% del totale, ma anche che tale rapida adozione dei veicoli a zero emissioni ridurrà la domanda globale di petrolio di 8 milioni di barili al giorno. Accrescerà anche i consumi elettrici, ovviamente: per alimentare le auto elettriche nel 2016 sono serviti 6 Terawatt/ore, ma nel 2040 serviranno 1.800 Terawatt/ore, pari al 5% della domanda globale di energia elettrica. Ci sarà bisogno anche di molte più batterie: mentre il Ceo di Tesla Elon Musk, (nella foto), sta completando la sua enorme Gigafactory in Nevada con l’obiettivo di raggiungere 35 Gigawatt/ore di capacità nel 2018, nei prossimi 13 anni, dice Bloomberg, ne occorreranno 35 di fabbriche così per soddisfare la domanda mondiale di auto elettriche. La Cina, che ha il 55% del market share nella produzione di batterie a ioni di litio, moltiplicherà per sei la sua capacità entro il 2020, prevedono gli analisti di Benchmark Mineral Intelligence, portandola a 107,5 GWh. Gli Usa nel 2020 avranno una capacità di 38 GWh, la Corea del Sud di 23 GWh e la Polonia di 5 GWh: quattro paesi domineranno quindi la produzione di massa di batterie a ioni di litio e il 75% sarà concentrato tra Cina e Corea.

ultima modifica: 2017-08-09T12:10:19+00:00 da Patrizia Licata

 

 

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