Great Wall, ecco chi sono i cinesi che vogliono sgommare con le Jeep di Fca

Great Wall, ecco chi sono i cinesi che vogliono sgommare con le Jeep di Fca
Giro d'affari, vertici, azionisti e strategie del gruppo di Baoding pronto a fare un'offerta a Marchionne per lo storico marchio e diventare leader dei Suv

Dopo Geely che compra da Ford la Volvo, ora anche Great Wall Motor vuole un pezzo dell’italo-americana Fca? Il Ceo Sergio Marchionne non ha nascosto di pensare a uno spin-off da inserire nel piano industriale 2018 e il brand che fa gola a Great Wall, numero uno cinese sul mercato dei Suv, è Jeep. Sarebbe un’acquisizione audace: secondo i calcoli di Adam Jonas di Morgan Stanley, Jeep vale oltre 20 miliardi di euro, molto più di Fca (solo per fare un confronto, Geely ha pagato Volvo 1,3 miliardi di euro).

LE MIRE DEI CINESI

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, Great Wall “è interessata a presentare un’offerta per Fca”, il che vuol dire o parte dei suoi marchi – in particolare, Jeep e Ram – oppure l’intera azienda italo-americana. “Abbiamo intenzione di fare un’acquisizione”, ha indicato una fonte interna. Non sono stati forniti altri elementi ed Fca non ha dato conferma ma Reuters scrive che i vertici di Great Wall hanno chiesto un incontro ai vertici del gruppo di Detroit per discutere un’offerta per “tutto o parte del gruppo automobilistico italo-americano”. Per Automotive News, che cita un’email del Vice Chairman & General Manager di Great Wall, Wang Feng Ying, l’interesse si limita a Jeep, perché per ora l’obiettivo strategico sarebbe di diventare il numero uno mondiale dei Suv. Anche per Bloomberg l’interesse si concentra solo su Jeep.

TRA I FAB 50 DI FORBES

Fondata nel 1984 da Wei Jian Jun, che nel è divenuto nel 1990 (a soli 26 anni) il general manager e poi dal 1991 chairman, Great Wall Motor Company Limited è il maggior produttore di Suv e pick-up della Cina. L’azienda si è quotata alla Borsa di Hong Kong nel 2003 e a quella di Shanghai nel 2011; del flottante il fondatore Wi possiede quasi l’85%; gli altri azionisti sono fondi di investimento e asset management asiatici.

TUTTI I DETTAGLI SUL GRUPPO

Con sede a Baoding, circa 150 km di distanza da Pechino, Great Wall possiede due marchi, Haval e Great Wall, con cui copre tre categorie: Suv, auto familiari e pick-up. Dal 2004, figura nella Top 10 delle aziende quotate cinesi, nei 500 brand di maggior valore della Cina e fra i primi 30 maggiori costruttori d’auto del paese, secondo quanto dichiara la  stessa Great Wall. Forbes l’ha inserita nel 2015 nei suoi “Asia Fabulous 50” e indica che la capitalizzazione di mercato (maggio 2017) è di 15,2 miliardi di dollari, il fatturato annuo di 14,2 miliardi di dollari; i dipendenti ammontano a 71.000.

GLI OBIETTIVI DICHIARATI

Ha cominciato a tentare l’export nel 1998, ma di fatto per ora vende solo in Cina, anche se “nel futuro, Great Wall diventerà una multinazionale grazie a brand internazionali, mercati globalizzati e metodi di management moderni. Saremo famosi in tutto il mondo, costruiremo i migliori veicoli cinesi”, si legge sul sito. A settembre 2015 Great Wall ha avviato i lavori per uno stabilimento produttivo in Russia (a Tula), mentre a gennaio 2016 ha aperto un centro di ricerca e sviluppo in Giappone – il primo all’estero. In Italia Great Wall, con sede legale a Merano (BZ), ha lanciato Steed 6, Pick-Up 4×4 Gpl a un prezzo pubblicizzato di 23.700 euro chiavi in mano.

COME VANNO LE VENDITE

Secondo quanto si legge sul sito di Great Wall, a maggio 2017 il marchio Haval ha venduto in Cina quasi 69.000 veicoli, tra cui oltre 58.000 Suv e circa 9.600 pick-up. Ad aprile Haval aveva venduto 73.100 veicoli tra cui 62.100 Suv e 9.800 pick-up. Nella prima metà del 2016 Great Wall ha venduto complessivamente 52.450 pick-up e oltre 19.000 berline.

Tuttavia in Cina Great Wall, e in particolare il suo modello di punta Haval H6, ha molta concorrenza dai marchi locali, tra cui – ma non solo – la Boyue di Geely Automobile Holdings (quella che ha comprato Volvo). Haval H6 rappresenta metà delle vendite di Great Wall ma le unità distribuite sono scese del 5,5% nei primi sette mesi del 2017 a 263.872 veicoli, riporta Bloomberg. Inoltre, gli analisti prevedono un crollo del 79% dell’utile netto del secondo trimestre a 537 milioni di yuan (circa 68 milioni di euro).

ultima modifica: 2017-08-21T15:38:33+00:00 da Patrizia Licata

 

 

 

 

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