Skip to main content

Prodi, Bosch e la Repubblica

Io credo che la Repubblica debba essere grata a Romano Prodi. Non per quello che ha realizzato nei suoi anni di governo, non per avere cercato –con l’ultimo esecutivo- di rimediare alla catastrofe finanziaria che il quinquennio berlusconiano aveva prodotto e neppure per aver scelto dei Ministri sbagliati, come nel caso di Clemente Mastella.

No, la Repubblica gli deve gratitudine per aver portato in Parlamento la crisi politica, sottraendola alle agenzie di stampa e alle trasmissioni televisive di regime. E ancor più per avere in questo modo mostrato a tutti chi sono davvero i rappresentanti del popolo italiano, la loro miseria umana e culturale, la volgarità dei loro gesti e degli sguardi, i veri interessi che il Parlamento difende, quelli dei parlamentari stessi e non della Nazione.

Ieri il Senato ha dato di sé uno spettacolo che lo trasforma in opera d’arte, in uno di quegli affollati, deformi, ripugnanti e grotteschi dipinti con i quali Hieronymus Bosch ha descritto i corpi degli umani quando vengono privati di ogni scintilla di intelligenza e di misura.

Una “brutta” situazione si è aperta e si è mostrata, alla lettera.

×

Iscriviti alla newsletter