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Giustizia è sfatta

Il Consiglio superiore della magistratura ha respinto la richiesta del ministro della Giustizia: nessuna sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, dunque, per il giudice Edi Pinatto.
Il magistrato si era reso colpevole di aver depositato in ritardo le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Gela condannava sette mafiosi. Un ritardo di ben otto anni. Un ritardo che ha permesso la scarcerazione dei malavitosi. In realtà non si tratta di un episodio isolato: Pinatto lo aveva già fatto ben altre due. E due volte era stato condannato dal Csm volte in casi analoghi. In quella occasione proprio Mastella, l’allora Guardasigilli, aveva accusato il magistrato per “assenza di considerazione per il superiore interesse della giustizia”, mostrando “un atteggiamento incompatibile con l’ulteriore esercizio delle funzioni giudiziarie”.
Il capo dello Stato un mese fa era intervenuto attribuendo l’errore a “la giustizia lumaca” e chiedendo in una lettera al Csm “Mai più ritardi come quelli di Gela che minano il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino”.
A quanto pare non vale più neanche il detto verba volant scripta manent. Neanche se si tratta del Presidente della Repubblica.
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