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Chi inquina paga

Il Parlamento prende atto del “problema rifiuti” e decide che è arrivato il momento di decidere. Martedì 17 giugno dirà la sua – fa sapere attraverso un comunicato stampa – “sulla posizione comune del Consiglio in merito alla direttiva che stabilisce misure volte a proteggere l´ambiente e la salute umana”. Sì, perché una buona produzione e gestione dei rifiuti si traduce anche nella prevenzione o riduzione degli impatti negativi di questi. E, soprattutto, si riducono gli impatti complessivi dell´uso delle risorse e migliorandone l´efficacia, cosa estremamente cara all’Unione europea.
In questo momento, dunque, sono ancora in corso i negoziati tra Consiglio e Parlamento. Se l’accordo sarà raggiunto, e sarà confermato in seduta plenaria, si potrebbe arrivare all’adozione definitiva del provvedimento. Con un lungo sospiro di sollievo la nostra Campania potrebbe vedere in questo passo la via d’uscita da una soluzione complicata.
Vediamo più da vicino in cosa consisterebbe questa direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. Nel documento si definiscono alcuni concetti base, come “rifiuto”, “recupero” e “smaltimento”. Inoltre, si stabiliscono gli obblighi essenziali per la gestione dei rifiuti, con l’obbligo “di autorizzazione e di registrazione per un ente o un´impresa che effettua le operazioni di gestione dei rifiuti e un obbligo per gli Stati membri di elaborare piani per la gestione dei rifiuti”.
Altro importante principio “chi inquina paga”: per cui i costi dello smaltimento dei rifiuti sarebbero sostenuti dal detentore dei rifiuti stessi, “dai detentori precedenti o dai produttori del prodotto causa dei rifiuti”.
Altra novità è la decisione di stabilire una gerarchia dei rifiuti per cui gli Stati dovrebbero mettere in atto un piano dei rifiuti che guardi anzitutto alla loro prevenzione e riduzione, quindi alla preparazione per il riutilizzo, al riciclaggio, al recupero di altro tipo (ad esempio, il recupero di energia), e, infine, lo smaltimento.
In merito, proprio il Consiglio – come si legge nel documento stesso – “ha confermato che la priorità principale della gestione dei rifiuti dovrebbe essere la prevenzione e che il riutilizzo e il riciclaggio di materiali dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti, nella misura in cui essi rappresentano le alternative migliori dal punto di vista ecologico”.
Tra meno di una settimana l’Italia – ma non solo – non avrà più scuse per ritardare l’attivazione di politiche troppo a lungo dimenticate.
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