Parlare di politica e di centrodestra al presente, ricordando e commentando il pensiero politico di Pinuccio Tatarella, nel decennale della sua scomparsa.
La scelta di dedicare la nostra copertina al ricordo di Pinuccio Tatarella non deve sorprendere. Ricordare, a dieci anni dalla sua scomparsa, l´ex vice premier e fondatore di Alleanza nazionale rappresenta una precisa volontà editoriale. Commemorarlo significa parlare di politica e di centrodestra al presente. La sua esperienza è per i più giovani un esempio mirabile di passione politica, di capacità geniale e di altrettanta umiltà. Ed è anche un monito per chi ha oggi responsabilità di partito o di governo. Le celebrazioni di Tatarella ricorrono proprio nel momento in cui An è tornata al governo e si appresta a varare quel partito unitario – il Pdl – che probabilmente era nei sogni dello scomparso leader. Saranno quindi un´occasione di festa alla quale vorremmo partecipare senza tacere alcune valutazioni negative sulla evoluzione del centrodestra in questi ultimi dieci anni.D´Alema, nell´intervista che pubblichiamo di seguito, lamenta la progressiva sub-alternità di An al berlusconismo. La nostra riflessione è un po´ diversa. Tatarella aveva un disegno lucido che prevedeva, attraverso l´allargamento del Polo “oltre” i suoi confini dell´epoca, non solo il ritorno ad essere maggioranza nel corpo elettorale ma anche l´irrobustimento del suo partito – An – da erede della storia del Msi a baricentro di uno schieramento moderato e riformatore. Era consapevole dei limiti della “sua” classe dirigente e cercava, con gli strumenti della politica e soprattutto della cultura, di ampliarla con nuovi innesti. Quel processo si è arrestato dieci anni fa. Quelli che erano stati coinvolti nel progetto Oltre il Polo sono stati di fatto accompagnati alla porta. Chi ha continuato a tessere le trame del centrodestra, componendo e scomponendo vecchie e nuove alleanze, è stato Berlusconi. Con tutti i suoi meriti ed i suoi limiti.La storia del centrodestra, come non si è fermata nel ´99, non si fermerà ora. Nelle prossime settimane entrerà nel vivo la costruzione del Pdl. Non mancano le tensioni fra An e Forza Italia, il nodo del rapporto con i moderati dell´Udc e soprattutto è aperta la sfida al nord con la Lega. Ecco perché, a nostro avviso, la lezione di Tatarella va riscoperta e non solo celebrata. Il Paese e la sua maggioranza silenziosa hanno bisogno di un partito dell´Armonia che favorisca le decisioni e attenui le divisioni. Nell´indicare Gianni Letta il leader di quel partito, Tatarella spiegava come intendesse per Armonia non un movimento politico tradizionale ma un´attitudine, una vocazione. Ciò di cui si sente il bisogno è che il progetto torni a prevalere sulla disputa per la leadership (esattamente il contrario di quello che abbiamo visto in questi dieci anni). Solo un partito dell´Armonia così inteso potrà forse traghettarci dalla Seconda alla Terza Repubblica.
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