In questi ultimi 15 anni si è assistito ad una crescita esponenziale di utilizzo di società private militari e di sicurezza. Esse garantiscono una soluzione economica e altamente performante, di cui non si ha comunque responsabilità diretta.
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Le rivelazioni della stampa mondiale in relazione alla vicenda Wikileaks, hanno confermato, tra le altre cose, l’utilizzo da parte del governo degli Stati Uniti nei due principali teatri operativi della nostra storia contemporanea, l’Iraq e l’Afghanistan, di società private militari e di sicurezza non solo in attività di protezione ravvicinata di personale diplomatico o di imprenditori, come neppure unicamente in attività di training a favore delle forze armate e di polizia dei due martoriati Paesi, ed ancora non unicamente in attività di protezione di strutture di importanza strategica quali le istallazioni petrolifere, ma anche in attività prettamente combat quali la ricerca e la distruzione di unità di insorti, dentro e fuori dai confini dei due Paesi, l’acquisizione sul terreno di informazioni utili all’intelligence governativa, ed in ultimo la cattura di terroristi.
 
In realtà, solo all’osservatore distratto, possono essere sfuggiti i presupposti che hanno consentito che tutto questo si verificasse, premesse che a guardar bene, traggono la loro origine dalla caduta del Muro.
Venendo meno il sistema dei blocchi contrapposti ed avendo dovuto, molti degli Stati satellite, rinunciare alla messe di aiuti militari, di addestramento e di armi, che arrivavano loro dai due schieramenti, molti dei governanti di quei Paesi si sono dovuti rivolgere al mercato. Ed il mercato è sempre stato prodigo di compagini che più o meno ufficialmente, si proponevano già una ventina di anni or sono per attività che andavano dal più palese mercenariato, ai servizi offerti dalle prime compagnie private di sicurezza e militari.
Questo passaggio, appare come irrinunciabile per comprendere chiaramente cosa sia accaduto al mondo della sicurezza privata e delle attività militari date in outsourcing. Se a quel tipo di domanda commerciale aggiungiamo, nel tempo, la violenza di una crisi economica che da un lato ha costretto a tagliare i bilanci pubblici compresi quelli della Difesa e che dall’altro ha reso sempre più importante la salvaguardia della stabilità dei Paesi e dei siti nei quali vengono estratti gli idrocarburi, ci apparirà più chiaro il motivo per il quale si è assistito in questi ultimi 15 anni ad una crescita esponenziale sia del fatturato che delle capacità di impiego delle Private Military Companies e delle Private Security Companies.
Ora avendo ben chiaro l’immane sforzo economico che gli Stati debbono sobbarcarsi per affrontare le tre fasi di un conflitto moderno, ovvero quella della guerra propriamente detta, quella del peace-keeping e poi quella del peace-enforcing, così come comprendendo l’importanza strategica che ha per un Paese moderno, difendere gli interessi delle proprie aziende che fanno business in aree di crisi, non sarà difficile comprendere come, anche a causa delle ristrettezze di bilancio, si ponga come primaria ed irrinunciabile la necessità di utilizzare risorse più snelle, economiche e comunque altamente performanti.
Secondo questa esigenza legata al risparmio, alla sostenibilità degli investimenti ed alla ottimizzazione delle risorse, la proposta commerciale delle Pmc e delle Psc moderne, calza a pennello con la necessità di economizzare e di mettere sul terreno forze adeguatamente preparate e delle quali non si ha per altro la responsabilità diretta rispetto al loro operato.
 
Siamo tutti consapevoli di come l’intelligence trovi la sua ragion d’essere tanto in tempo di guerra che in tempo di pace e le motivazioni sono legate, in tempo di conflitti alla difesa del proprio contingente sul terreno ed in tempo di pace alla necessità di “sapere”. Queste due esigenze primarie ed irrinunciabili, sempre più vengono condivise dai governi occidentali con realtà private. Basti pensare all’utilizzo di tecnologie del ramo difesa costruite e gestite da aziende private oppure alla difesa di basi militari appaltate a compagnie militari private. Nei due casi indicati i vantaggi per i governi sono rappresentati dal fatto che, nel primo esempio intervenendo con una ricerca sul libero mercato, si acquisirà il materiale migliore al prezzo più conveniente, mentre nel secondo si libereranno da impegni di seconda o terza linea, forze da dedicare al combattimento vero e proprio. Questi due esempi rappresentano le più classiche e conosciute delle interazioni possibili fra pubblico e privato nel mondo della sicurezza, della difesa e dell’intelligence.
Vi sono però altre modalità di collaborazione fra realtà statuali e private, meno conosciute, ma molto interessanti. Torniamo quindi all’esempio utilizzato all’inizio di questo approfondimento, ovvero alle unità “commerciali” da combattimento che hanno operato nei più recenti conflitti. Per quale motivo uno Stato moderno come quello nord americano, avrebbe preferito avvalersi di commandos privati in attività peculiarmente svolte sinora dalle loro forze speciali? Una ragione potrebbe essere individuata nella necessità di utilizzare un numero quanto più vasto possibile di “dispositivi” sul terreno. In un conflitto asimmetrico come quelli cui accenniamo, i territori e gli schieramenti da controllare, sono vastissimi e dai contorni fumosi. In questo caso potrebbe quindi prevalere il principio del “più si è, meglio è”.
 
Un secondo importantissimo motivo, può essere individuato nella necessità di non inviare in Paesi non ufficialmente coinvolti nel conflitto, ma i cui confini sono continuamente attraversati da gruppi di combattenti nemici, unità di forze speciali per così dire di bandiera, la cui eventuale cattura potrebbe rappresentare un problema sotto molti aspetti. Un altro motivo potrebbe poi essere rappresentato proprio dalle esigenze legate alla sostenibilità. Addestrare un soldato delle forze speciali ha costi altissimi per un governo. Perderli in un’azione ha risvolti oltre che umanamente drammatici, economicamente rilevanti. Ben venga la possibilità di rivolgersi a chi possa garantire altissimi standard di efficienza, senza che una eventuale perdita di risorse ricada direttamente sulla forza armata.
Le possibilità di interazione fra risorse pubbliche e private nel campo dell’intelligence ed in quello militare e della sicurezza, offrono quindi scenari in continua evoluzione. Senza spingerci agli estremi rappresentati dall’ultimo esempio offerto dalle cronache, ci si potrebbe riferire alle esigenze legate alla prevenzione e mitigazione dei rischi per le aziende che inviano tecnici in aree non di guerra, ma di crisi, oppure al supporto offerto dalle moderne Pmc e Psc alle Organizzazioni non governative, che operano in territori martoriati a supporto di chi soffre. Ed in conclusione, vista l’irrinunciabilità dell’intelligence umana, perché uno Stato non dovrebbe avvalersi delle informazioni che ogni giorno vengono raccolte sul terreno da centinaia di operatori, come nel caso delle compagnie militari e di sicurezza americane o inglesi?
 
Carlo Biffani
Direttore generale di Security consulting group
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