È stata approvata la richiesta di intervento oltreconfine con 320 voti favorevoli e 129 contrari. Ma la linea dura contro la Siria può rivelarsi una trappola per il governo di Erdogan.
L’escalation alla frontiera turco-siriana divide la Turchia e pone Recep Tayyip Erdogan in una situazione sempre più delicata. Dopo i colpi di mortaio che hanno ucciso cinque persone in territorio turco, tra cui tre bambini, alla retorica interventista del governo di Ankara e alla immediata reazione militare risponde un’opinione pubblica sempre meno convinta che sia il caso di farsi coinvolgere nel conflitto siriano.
 
Incassato il nulla osta del parlamento a interventi dell’esercito oltreconfine (320 voti favorevoli e 129 contrari), è sempre più chiaro che la linea dura con la Siria può rivelarsi una trappola per il governo islamico-moderato e una buccia di banana per le aspirazioni presidenziali del premier turco.
 
Un instant poll lanciato dal quotidiano Hurriyet ha mostrato una fortissima divisione sull´intervento turco oltre il confine, oggetto del voto parlamentare di oggi, che permette all´esercito turco di rispondere al fuco siriano, ma non di attaccare per primo. Secondo il cliccatissimo voto on line, il 55% circa dei turchi è contrario all´uso delle armi. L´opposizione agli orientamenti dell´esecutivo spopola anche sui social network e in giornata l´hashtag “savasahayir”, no alla guerra, è balzato tra i trend principali su Twitter a livello globale.
 
Il malcontento per come è stata gestita la crisi siriana negli ultimi mesi, è andato di scena oggi anche davanti al parlamento. Decine di manifestanti si sono ritrovati spontaneamente proprio mentre l´assemblea era convocata in seduta straordinaria. I dimostranti hanno scandito slogan contro il premier, dicendo di essere contrari alla guerra e sono stati dispersi dalla polizia a suon di manganelli e lacrimogeni.
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