Il concetto di "impresa strategica nazionale" fa il suo ingresso nel decreto firmato da Napolitano. È una buona notizia, a condizione che non ci si affretti a fare delle imprese strategiche una sorta di area franca.

Caro direttore,

il concetto di ‘impresa strategica nazionale’ fa il suo ingresso nel decreto approvato dal governo e firmato dal presidente Napolitano dopo aver ravvisato la necessità e l’urgenza di intervenire per evitare l’esplosione di una crisi sociale ed ecologica all’Ilva di Taranto.

La novità non è di poco conto e va ben oltre i confini dell’industria siderurgica pugliese. L’impresa strategica nazionale non è una scorciatoia per un neo-interventismo pubblico in economia. Al contrario, è un modo intelligente e corretto per incanalare nei giusti binari un rapporto di virtuosa collaborazione fra azienda privata e Stato nell’ambito della migliore tutela dell’interesse nazionale e della sua sicurezza.

Questo concetto è alla base della “nuova” Golden Share (normativa che attende di essere completata dai decreti attuativi, sempre più urgenti) ma ora trova, rispetto alle problematiche ambientali, una applicazione ulteriore. Forse, non sarà l’ultima. È una buona notizia, a condizione che non ci si affretti a fare delle imprese strategiche una sorta di area franca.

Questa sarebbe una beffarda deviazione. Il tema vero è invece difendere il tessuto produttivo italiano dalle asimmetrie di mercato che vedono gli Stati pesantemente al fianco (non sempre in modo visibile) delle aziende concorrenti.

Cordialmente
Paolo Messa

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