Joe Costello, ministro irlandese del Commercio e, per i prossimi sei mesi, presidente di turno dell’Unione europea, auspica un intervento correttivo per far pagare più imposte ai colossi del commercio online. Le scappatoie fiscali di Google e Amazon e un'intervista a La Stampa.

Dei trucchetti che i grandi del commercio online utilizzano per evadere (legalmente) le tasse se ne parla ormai da tempo. Amazon ad esempio vende i libri in un Paese e versa le imposte, molto poche, in Lussemburgo, nelle isole della Manica o in Irlanda. Stessa storia per Google: la sede fiscale del noto motore di ricerca è a Dublino e le transazioni risultano effettuate in Irlanda, Paese nel quale l´aliquota è al 12,5 per cento. I clienti europei che acquistano pubblicità da Google, firmano contratti con la controllata della società in Irlanda, e non con le sedi locali. La “colpa” di questi colossi? La possibilità di poter decidere dove pagare le tasse, scegliendo quegli Stati che offrono un livello di tassazione più basso, indipendentemente dalla nazione dove questi vengono realizzati. Il tutto quindi avviene in perfetta regola. Peccato che la vicenda faccia infuriare gli erari di mezza Europa.

Ma adesso il problema “va affrontato”, dichiara a Marco Zatterin, corrispondente da Bruxelles de La Stampa, Joe Costello, ministro irlandese del Commercio e, per i prossimi sei mesi, presidente di turno dell’Unione europea.

“Il Parlamento europeo ha sollevato la questione. Anche i liberisti inglesi lo hanno fatto”, fa notare Zatterin. E la pratica non solo porta a un minor gettito, ma rappresenta una concorrenza potenzialmente sleale nei confronti dei dettaglianti: “Se non interveniamo, saranno i cittadini a costringerci a farlo”, insiste Costello.

Ma come fare?

Per il ministro bisognerebbe anzitutto confrontarsi con i diretti interessati. Vedere quali sono le vie di uscita che proteggono i consumatori, il gettito e la libera impresa. Ma in Irlanda c’è anche un problema serio con Google: “Loro ci dicono che creano occupazione e che pagano le tasse, ma pensiamo non sia abbastanza”, ammette Costello a La Stampa. “Il colosso americano – precisa – versa appena il 2% al fisco. Poco davvero. Soprattutto in tempi di crisi e mentre si chiedono sacrifici ai contribuenti”.

Ma la questione non è stata ancora definita dal governo di Dublino e Costello ritiene indispensabile alzare il livello del dibattito a Bruxelles perché questa “è una questione che riguarda tutti”. Dato che è la legge europea a consentire tali scappatoie fiscali sarà proprio in quella sede che si dovrà studiare il caso e proporre un rimedio. “E’ anche una questione etica”, conclude il ministro irlandese.

 

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