Dopo il mancato rinnovo (a favore tra l’altro della “rivale” Arena), la separazione tra la Federnuoto e lo sponsor Jaked, ex sponsor dell’Italnuoto nell’ultimo quadriennio, finirà in tribunale. Il dado è tratto e lo vogliono entrambi i soggetti coinvolti in questa storia.

La società campana ha intrapreso un’azione legale nei confronti della FIN per il presunto inadempimento degli obblighi contrattuali. ”Ci è dispiaciuto aver investito capitali in quattro anni con una federazione che si è dimostrata una Babele: ogni atleta si mette un costume e una cuffia che vuole”, ha dichiarato Luciano Cimmino, presidente della holding che controlla Jaked.
Proprio Cimmino nella conferenza stampa romana, che ha sancito il divorzio tra la sua società è la Jaked (di cui è fondatore), ha ufficializzato il suo ingresso, come rappresentante della società civile, in politica, come capolista alla Camera dei Deputati in Campania per la lista “Scelta Civica, Con Monti per l’Italia”. Una coincidenza non da poco, visto che sicuramente passerà in Parlamento, mentre rischia grosso (con il n.8 di lista) il senatore uscente Paolo Barelli, presente anche questa volta nel Lazio nelle liste del PDL. Un numero, infatti, che non lo pone al sicuro dagli exploit nell’urna di M5S (il movimento fondato da Beppe Grillo), Rivoluzione Civile (Ingroia) e soprattutto di “Con Monti per l’Italia” (la coalizione formata da Udc, FLI e Scelta Civica, Con Monti per l’Italia).

I posti al Senato nel Lazio sono appena 27 ed è scontata la vittoria di PD, che porterà a casa con l’attuale sistema ben 15 senatori. I restanti 12 saranno divisi tra troppe liste. Ecco perché Barelli difficilmente riuscirà a confermarsi senatore, mentre Cimmino, a parte invertite, si troverà nella nuova doppia posizione di parlamentare e imprenditore.
Nel frattempo, dopo le dure esternazioni del management del gruppo campano di abbigliamento è arrivata l’altrettanto dura risposta della FIN: la Federnuoto adirà le vie legali nei confronti della Jaked. Ma come ha sottolineato lo stesso Gianluigi Cimmino, manager del gruppo e figlio dell’omonimo fondatore: “E’ quello che vogliamo. Ci siamo trovati di fronte a un sistema che ironicamente abbiamo ribattezzato il “ciambellone magico”. Contro questo sistema non c’è stato niente da fare. Non siamo mai stati tutelati e oggi cerchiamo giustizia davanti ad un giudice. Speriamo veramente che ci querelino (la FIN, nda)”. Richiesta accordata nel giro di poche ore, come era normale attendersi.
Sempre Gianluigi Cimmino, sostenuto dalle dichiarazioni del padre Luigi, ha sottolineato come non abbia trovato in FIN quelle qualità manageriali che si sarebbe aspettato all’inizio del rapporto. “La FIN è una realtà da 40 milioni di euro, questo non lo dimentichiamo mai. Abbiamo anche proposto alla Federnuoto di pagare direttamente un manager, di provate qualità tecniche, per una migliore gestione degli atleti azzurri. Non abbiamo ottenuto nemmeno questo, nonostante che i costi sarebbero rimasti a carico della Jaked. I perché di questo diniego sono tutti da scoprire, forse la Federazione è troppo accentrata su poche persone e questo non ne aiuta lo sviluppo e la crescita”.
Sintetica, infine, la risposta del fondatore Luigi Cimmino su quello che, secondo lo stesso, dovrebbe fare il presidente Paolo Barelli: “Dovrebbe sicuramente dimettersi, ma non lo farà mai. E’ il nostro Paese e la nostra storia, nessuno rinuncia a ciò che ha“. Nel frattempo, la querelle si sposterà nelle aule del tribunale e si vedranno gli sviluppi della storia, destinata a durare per diversi anni, considerati i tempi biblici della giustizia tricolore.

 

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