"Sceicco Al Qaddumi"Si è chiusa male, così come era partita, la trattativa tra l’AS Roma e lo sceicco Al Qaddumi (nella foto), inizialmente (dice lui) interessato ad entrare nell’azionariato del club giallorosso e pronto a spendere fortune (dice sempre lui). Lo scorso 14 marzo, infatti, un comunicato ufficiale della società ha messo una pietra tombale su questa trattativa “inutile”, oltre che “imbarazzante”.

A conferma del mio pensiero vi invito a leggere le parole di Giuseppe Vegas (presidente della Consob, non l’amico della porta accanto) e che sposo in pieno dalla prima all’ultima parola.
“…A volte si toccano azioni con risultati francamente ridicoli, come un recente episodio che ricorda quello della Fontana di Trevi di Totò”. Lo ha affermato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in riferimento all’ultima presunta offerta per l’ingresso nell’azionariato della società calcistica Roma, quotata in Borsa.

A volte c’è qualcuno che afferma di aver ricchezza in Medio Oriente per acquistare quella o l’altra società e, anche quando il buon senso fa capire molte cose, siamo costretti a intervenire anche a salvaguardia di chi potrebbe sbagliare”, ha continuato a spiegare Vegas, soprattutto in merito ai piccoli azionisti-tifosi della squadra giallorossa.

Spero che l’indagine della procura (già aperta alcuni giorni fa) faccia luce sull’ipotesi di reato di aggiotaggio, che ha portato, post chiusura della trattativa, il sig. Al Qaddumi nell’elenco degli indagati (un atto dovuto in quanto persona informata sui fatti).

A Roma siamo sinceramente stanchi come tifosi, ma, soprattutto, come media (per quanto in questa storia, così come in quella di Vinicio Fioranelli, alcuni media/giornalisti hanno purtroppo avuto un ruolo determinante nel non fornire info esatte sulla consistenza patrimoniale dello sceicco, creando così interesse anche spropositato sul personaggio in questione), di assistere inermi a queste pagliacciate, con buona pace di tutti i soggetti coinvolti.

Non capiamo perché il presidente James Pallotta si sia infilato in questo “cul de sac“, dal quale esce schiantato come credibilità e autorevolezza (troppi anni serviranno per recuperare la figuraccia legata alla trattativa con lo sceicco), non capiamo come mai l’area comunicazione e la dirigenza non l’abbiano “protetto” e consigliato (non sono pagati anche per questo?) e non capiamo come mai la cordata americana non abbia ascoltato i “consigli” che arrivavano, a più riprese, dal socio-forte Unicredit (sin dall’inizio sul pezzo e sin dall’inizio al fianco di Pallotta e soci nel consigliarli nel modo migliore).

Cosa resta di questa storia: stupore sicuramente, una minore brand reputation (e dico purtroppo), un management che deve essere riorganizzato, un rapporto con i media e i tifosi da ricostruire. Insomma un bel “casino” sotto tutti i punti di vista.
Ecco perché forse è arrivato il momento che Unicredit torni concretamente a fare il “socio forte”, inserendo nel management dell’AS Roma, una serie di figure nuove al posto di alcune che non hanno brillato in questa situazione.

Forse sarebbe il caso che James Pallotta cedesse la poltrona di numero uno all’avvocato Joe Tacopina (attuale vice-presidente) e che sulla poltrona di CEO e head of communication si siedano persone provenienti dal mondo Unicredit (la più importante banca paneuropea). Non c’è altra soluzione. A fine stagione l’AS Roma presumibilmente non centrerà la Champions (Milan e Napoli, per non parlare della Juventus). Sono troppo lontani dal vertice, ci sarà un nuovo segno meno in bilancio, da ripianare e il calciomercato alle porte. Come ne usciamo?

Trigoria, we ave problem! Adesso deve rispondere ed intervenire Unicredit a tutela del suo investimento nell’AS Roma.

Ultima annotazione. Per capire chi fosse realmente Al Qaddumi bastava spendere 150 euro e fare una CRIF, prima di scrivere fiumi di inchiostro sul “nulla cosmico”. E non è la prima volta che succede (almeno a Roma). Non ci lamentiamo poi se i giornali non li compra più nessuno in edicola. Ci sarà un perchè…

 

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