Sorpresa, la Deutsche Bank non è troppo preoccupata di Grillo

Sorpresa, la Deutsche Bank non è troppo preoccupata di Grillo

Incertezza, frammentazione, instabilità. Sono solo tre degli aggettivi più usati per definire il delicato scenario politico italiano, dopo le elezioni che hanno sancito l’exploit del movimento anti-establishment di Beppe Grillo.

Un risultato che per portata e caratteristiche potrebbe rappresentare un momento di svolta nelle politiche europee, costringendo la Germania e la Bce a fare un passo indietro nella linea rigorista di austerità e riforme strutturali. Vediamo come in un rapporto dell’istituto tedesco Deutsche Bank.

Il dopo elezioni per Deutsche Bank
Per gli analisti della banca tedesca (e per quelli di altre banche d’affari), a seguito delle elezioni che hanno portato a un Parlamento senza maggioranza a causa della frammentazione al Senato, un governo stabile e favorevole alle riforme è molto improbabile.

Lo scenario più prevedibile è quello di un governo a tempo e nuove elezioni che si terranno nel corso dei prossimi 6-12 mesi, con un rischio di ribasso per la crescita del Pil causato dal persistente stato di incertezza politica del Paese.

Infine, le elezioni hanno segnalato una considerazione negativa dei cittadini per la ricetta europea di risanamento basata sull’austerità. Ciò solleva una barriera per un potenziale futuro protocollo d’intesa con la Troika per attivare il piano d’acquisto di titoli di Stato della Bce.

Tutte le strade (d’Europa) portano a Roma
A livello europeo, la conseguenza immediata delle elezioni italiane è il rischio di vedere il “Brussels consensus” – il dogma europeo che vuole austerità fiscale accoppiata a riforme strutturali – perdere quel poco appeal di cui ancora gode nella “periferia” d’Europa, nonché in altri Paesi come la Francia.

Anche se quest’approccio è stato già modificato con ciò che è stato definito un “nuovo realismo fiscale”, ciò in questa fase non significa che il drenaggio fiscale, ossia l’impatto della stretta fiscale discrezionale sulla crescita del Pil, diminuisca, ma vuol dire semplicemente che la deriva generata da condizioni congiunturali più dure del previsto non sarà acuita da austerità aggiuntiva.

Il “nuovo realismo fiscale” fornisce piuttosto alcune assicurazioni contro una spirale recessiva indotta fiscalmente, vale a dire nei confronti di un rischio di ribasso dello scenario di crescita attuale, ma non solleva lo scenario in sé. Ciò potrebbe essere conseguito solo da un’ulteriore fase di revisione politica e questa potrebbe essere ora la tentazione in ampie parti d’Europa.

La capacità dei mercati di accettare questo dipenderà dalla credibilità della Bce e dalla sua disponibilità a fornire supporto ai governi.
Inoltre, ciò significa che la Germania dovrà accettare una deriva ulteriore nella concezione dell’unione monetaria.

Un aiuto dalla Francia di Hollande
Deutsche Bank ritiene che sarà la Francia a fornire le prime prove della sostenibilità di una svolta europea “anti-rigore”.
Un inaspettato impulso riformista sta ora permettendo di affrontare vecchie rigidità. Mentre Parigi ha comunicato pubblicamente di sforare e non raggiungere l’obiettivo di disavanzo del 3% per il 2013, sta ancora affrontando un significativo consolidamento strutturale.
Eppure, Hollande si appresta a subire una fortissima pressione – da parte dalla sua ala sinistra, e forse dall’opinione pubblica in generale – per alleggerire la politica di bilancio e le riforme fondamentali previste per il 2013, tra le quali quella delle pensioni e delle indennità di disoccupazione. I prossimi mesi saranno cruciali.

Germania e Bce, le vittime delle elezioni italiane
Per gli economisti dell’istituto tedesco, di là dalla svolta riformista espressa dalle consultazioni, in Europa ci sono due potenziali vittime delle elezioni italiane: la Bce e la Germania.
La banca centrale potrebbe aver inavvertitamente creato alcune delle condizioni per un percorso politico più “avventuroso” in Italia.
La Bce non ha altra scelta, a detta di Db, che rimanere “extra-accomodante” nei confronti della Penisola – includendo anche il possibile programma d’acquisto dei titoli di Stato – ma il contratto implicito stipulato con gli Stati membri (sostegno monetario in cambio d’un bilancio più trasparente e ortodosso) potrebbe essere violato.
Questo rischia di creare tensione crescente in seno al Consiglio direttivo di Francoforte.

La Germania, per ora, ha accettato abbastanza facilmente la revisione al rialzo degli obiettivi di disavanzo in Portogallo e in Spagna, e il ministro tedesco delle Finanze Schaueble ha rifiutato di criticare la decisione della Francia di rinunciare a raggiungere l’obiettivo di disavanzo del 3%.
Il governo tedesco al momento è probabilmente diviso tra la voglia di usare “parole dure” per criticare questo allentamento del rigore e rassicurare la sua base politica in vista delle elezioni, e il rischio di riaccendere la tensione sui mercati e peggiorare la situazione economica in Europa, e quindi anche in Germania.

ultima modifica: 2013-03-05T09:50:33+00:00 da Michele Pierri

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