Il titolo del quotidiano francese non lascia spazio a dubbi interpretativi: "Mario Monti politiquement mort pour l'Europe".

La politica sa essere fonte di grandi soddisfazioni, ma anche di delusioni e irriconoscenze.

Gli esempi in tal senso si sprecano, ma questa volta a farne le spese per Le Monde è addirittura l’ex premier italiano Mario Monti, l’uomo della provvidenza per antonomasia. Il titolo del quotidiano francese non lascia spazio a dubbi interpretativi: “Mario Monti politiquement mort pour l’Europe”.

Osannato in lungo e in largo come la persona che avrebbe salvato l’Italia, Monti è passato nel giro di pochi mesi da un potere quasi assoluto all’anonimato politico, relegato in una posizione marginale nello scacchiere del potere.

Ciò che fa più notizia, tuttavia, è che anche l’Europa germano-centrica dei tecnocrati – il vero sponsor montiano durante la scorsa legislatura – sembra aver scaricato il suo allievo prediletto.

Il motivo? Non solo il suo governo di “professori” ha più volte ridotto le stime di crescita, ma ha anche aumentato il deficit d’indebitamento e il debito per il 2013 e il 2014, manifestando durante l’ultimo Consiglio europeo la sua volontà di allentare i cordoni della borsa per sbloccare 40 miliardi di euro di debiti verso le aziende private.

Troppo tardi per un’economia in recessione, ma soprattutto per chi, pur tra mille difficoltà, aveva deciso di fare dell’ordine dei conti pubblici il proprio mantra.

IL “FIASCO” CHE HA ALIMENTATO L’EUROSCETTICISMO
La sua decisione alla fine del 2012 di “salire” in politica si è conclusa con un fiasco, aggiunge Le Monde.
Monti ha concentrato su di lui tutti gli attacchi e il malcontento contro l’Europa dell’austerità.

Troppo presto percepito come un rifiuto nei confronti dell’Europa, il risultato delle elezioni del 24 e 25 febbraio è in primo luogo un voto anti-austerità, tanto più sorprendente perché, a differenza della Spagna, per esempio, non è stato preceduto da nessun movimento di piazza.

Cullato dai complimenti di Angela Merkel, Monti non ha percepito questo rifiuto. Lo sforzo rigoroso dettato da Francoforte o Bruxelles è stato visto dagli italiani come una forma d’interferenza.

E mentre il candidato della coalizione di sinistra Pierluigi Bersani, vicino all’Europa, si riteneva prevalesse, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, più in sintonia con i loro concittadini, hanno approfittato di questo rifiuto.

Il primo denunciando le storture di un’Europa germano-centrica, il secondo proponendo un referendum per uscire dalla moneta unica. Anche se tre italiani su quattro sono contrari a questa ipotesi, l’anti-austerità ha vinto la sua scommessa.

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