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Così Monti, Ichino (e Renzi) vogliono riformare la Fornero

Per abbattere la precarietà giovanile c’è bisogno di rendere meno costoso e rigido il lavoro a tempo indeterminato.

Ne è convinto Pietro Ichino, giuslavorista e alfiere del modello nordeuropeo di “flexicurity” che vorrebbe esportare anche in Italia.

Già membro della commissione Lavoro e previdenza sociale con il Partito Comunista italiano, Ichino era diventato un punto di riferimento per Matteo Renzi, che ha sostenuto apertamente nelle primarie per la leadership del Pd che hanno visto il sindaco di Firenze contrapposto a Pierluigi Bersani.

Poco prima delle elezioni abbandonò il Pd in aperto scontro con la linea economica prevalente nel partito, quella di Stefano Fassina, per candidarsi e venire eletto senatore con Scelta civica di Mario Monti.

Oggi Ichino illustra alla stampa un disegno di legge presentato dal gruppo di Scelta Civica alla presidenza del Senato il 18 aprile scorso; un testo ancora in bozze, ma che rende chiara l’intenzione di voler ripensare non solo alcuni aspetti della legge Biagi, ma anche quelli della recente riforma firmata da Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle politiche sociali nell’esecutivo montiano.

IL DRAMMA DELLA PRECARIETÀ
La difficoltà nella regolarizzazione di contratti precari nasce per Ichino in primo luogo dalla notevole differenza (intorno al 40%) del costo del lavoro subordinato rispetto a quello precario e in secondo luogo dalla difficoltà a porre fine ai rapporti di lavoro una volta diventati a tempo indeterminato. Problemi acuiti dal contesto di crisi economica.

COME RISOLVERE IL PROBLEMA
È convinzione del gruppo di Scelta civica che all’emergenza precariato si debba rispondere offrendo ai datori di lavoro, almeno in via sperimentale, un modello di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato meno costoso e più flessibile, che per un verso consenta la regolarizzazione di tutte le posizioni lavorative a rischio senza shock di costo o di rigidità per le aziende, per altro verso agevoli il più possibile i nuovi incontri fra domanda e offerta. Questa strada è stata già sperimentata in sede di autonomia collettiva nel settore del marketing operativo.

LE MISURE DEL DISEGNO DI LEGGE
Il disegno di legge intitolato “Misure sperimentali per la promozione dell’occupazione e il superamento del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti”, illustra il cuore della riforma che Ichino e Monti vorrebbero realizzare.

L’idea è quella di dare vita a un nuovo modello di contratto di lavoro dipendente – preceduto da un periodo di sperimentazione – meno costoso e capace al tempo stesso di conciliare la massima possibile flessibilità delle strutture produttive con la massima possibile sicurezza del lavoratore nel passaggio dalla vecchia alla nuova occupazione, in caso di licenziamento.

Nel nuovo sistema di protezione della stabilità del lavoro, a fare da filtro delle scelte aziendali di aggiustamento degli organici ci sarà il cosiddetto “costo di separazione”, caratterizzato da una componente destinata a scattare soltanto dall’inizio del terzo anno di durata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel contratto di ricollocazione che la datrice di lavoro è tenuta a offrire al dipendente in caso di licenziamento per motivo economico-organizzativo. Oggetto di questo contratto sono, da un lato, l’attivazione di un servizio di assistenza intensiva per la ricerca del nuovo posto di lavoro (outplacement) e un trattamento di disoccupazione complementare di durata crescente con il crescere dell’anzianità di servizio, dall’altro lato l’obbligo di disponibilità piena del lavoratore per tutte le attività necessarie per il reperimento della nuova occupazione.

Così, da un lato si vuole offrire al lavoratore un sussidio in caso di licenziamento, dall’altro si vuole stimolare l’azienda a ricollocarlo quanto prima per togliersi un costo. Parallelamente, la fine dell’incentivo in caso di reiterato rifiuto di un nuovo impiego dovrebbe evitare che il sussidio si trasformi in un disincentivo ad accettare un nuovo lavoro.

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