Sebbene la si voglia fare apparire una questione prevalentemente tecnica, invece c'è stretta connessione tra i problemi economici che gli italiani stanno vivendo e la riforma istituzionale...

Ma perché si parla tanto di legge elettorale? Sebbene la si voglia fare apparire una questione prevalentemente tecnica, occorre infatti capire che vi è stretta connessione tra i drammatici problemi economici che gli italiani stanno vivendo e la riforma istituzionale vista nel suo insieme.

L’uovo e la gallina
Da quando il governo si è presentato in Parlamento, si è infatti cominciato a parlare di una sorta di emergenza elettorale per il caso in cui si debba tornare al voto molto prima che le preannunciate riforme istituzionali vedano la luce – con o senza la famigerata Convenzione.
Sembra quasi un discorso tra l’uovo e la gallina: viene prima la legge elettorale o vengono prima le riforme costituzionali?

Questioni non solo “tecniche”
E il cosidetto “Porcellum” va cancellato del tutto, o in caso di emergenza, va modificato solo in piccola parte?
Chi vuole la cancellazione del “Porcellum” lo fa perché fin dall’inizio si è opposto a questa legge, oppure perché tiene conto del fatto che gli elettori si sentono privati del diritto di scegliere i propri parlamentari?
Ma esiste una legge elettorale capace, di per sé, di rendere governabile il sistema quale esso è ora, con due Camere non identiche e con un Presidente della Repubblica quale è quello designato in Costituzione?
Sono queste le ragioni di fondo che rendono molto difficile trovare una soluzione tecnica per nodi sostanzialmente politici.

Chi ha fretta, chi no
Questa infatti è oggi la principale questione: da un lato, vi è chi vuole che il governo Letta duri per tutto il tempo necessario per realizzare le riforme costituzionali, dall’altro vi è chi non esclude un eventuale imminente ritorno alle urne, e perciò propone di concentrarsi sulla legge elettorale come emergenza.
Ma questa continua oscillazione, tra timori e speranze, rende sempre più complicata la navigazione delle riforme istituzionali: queste vengono infatti da taluni considerate una garanzia di durata del governo mentre, all’opposto, vi è chi vuole che il governo duri pochi mesi.
Questo intreccio tra questioni tecniche e orientamenti politici rende dunque particolarmente complicata la decisione che le Camere dovranno assumere in queste settimane.

Riforme e ripresa, nodi inseparabili
Occorre infatti essere consapevoli che non esiste legge elettorale capace di per sé di garantire la governabilità di un sistema nel quale siano chiamate ad operare due Camere con due elettorati attivi e passivi diversi, come nel caso della vigente Costituzione italiana. Va ricordato inoltre che l’attuale legge elettorale – definita “Porcellum” – ha rappresentato fin dall’inizio un punto di scontro persino violento tra chi l’ha voluta e chi l’ha subita.
La domanda è questa: la priorità va posta sui provvedimenti per la ripresa o sulle modifiche costituzionali?
La risposta non è in termini di “uovo e gallina”, perché si tratta di questioni entrambe sostanzialmente e contemporaneamente tecniche e politiche. Nessuna risposta esclusivamente tecnica può sbrogliare la matassa, perché anche in questo caso sono in gioco interessi politici, per di più trasversali.

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