Lo stato dell'economia francese e la leadership del presidente Hollande analizzati dallo storico ed economista Giulio Sapelli che invita le istituzioni nazionali ed europee a scongiurare il pericolo della deflazione...

La virtuosa e mitteleuropea Francia è scivolata a Sud, ma il suo presidente François Hollande pare non accorgersene.
Insomma, la situazione è grave, ma non è seria. Eppure tutto suggerisce che il presidente francese dovrebbe valutare con estrema attenzione ciò che gli accade intorno.

Gli ultimi dati parlano chiaro: nel I trimestre, secondo le stime preliminari dell’Istituto nazionale di statistica, si sono persi 20.300 posti di lavoro. Sempre nel Paese transalpino, in un anno ne sono stati persi 133.800 (-0,8%) nei settori di mercato esclusa l’agricoltura.

Il tutto fa pendant con la crisi acuta dei conti pubblici, che nel 2013 e nel 2014 porterà la Francia a sforare il rapporto deficit/Pil del 3% concordato con Bruxelles e che costringerà il governo a un piano di tagli e dismissioni di aziende e partecipazioni statali.

Intanto, dopo aver dichiarato nelle scorse ore che non avrebbe appoggiato il premier Enrico Letta nel formare un fronte europeo che spingesse a rivedere i trattati fiscali che compongono il Six Pack, François Hollande ha convocato all’Eliseo per le ore 16 di oggi una conferenza stampa con 400 giornalisti, segno che qualcosa si sta muovendo.

Oggetto delle domande proprio la crisi economica, che ha fatto scivolare il politico socialista a livelli d’impopolarità mai visti per un presidente della Quinta Repubblica.
Sul fronte interno, Hollande è duramente criticato dalla destra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, che lo accusa di non aver capito la portata della crisi della Francia.

L’ANALISI DI SAPELLI
Per lo storico ed economista Giulio Sapelli (nella foto), ciò cui si assiste in Francia è l’inizio di “un processo di deflazione frutto del combinato disposto di politiche europee di austerità e del rallentamento della crescita dell’economia dei Paesi emergenti”.
La soluzione? Secondo Sapelli è da ricercare in “politiche di spesa pubblica che avviino la produzione, nella detassazione di imprese e lavoro e nell’eliminazione di sprechi pubblici”.
Tutto ciò, avverte l’economista, “deve avvenire prima che si scivoli nella piena deflazione, che è una situazione delicatissima e indipendente dalla crescita e dalla quale sarebbe difficile uscire”.

I SOCIALISTI EUROPEI? AIUTANO I RICCHI
Per quanto riguarda la Francia, Sapelli dà una lettura politica di ciò che accade nel Paese.
Non mi stupisce che Hollande non usi il pugno duro contro le politiche rigoriste dell’Unione europea. Da tempo i socialisti europei hanno abdicato al loro ruolo, schierandosi apertamente dalla parte dei ricchi e facendo i loro interessi. È proprio il caso di dire che il mondo si è capovolto e a farne le spese sono i cittadini”.

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