La gentilezza teutonica di Angela Merkel deve aver tratto in inganno: è stata tra i primissimi capi di governo a congratularsi con il nuovo premier Enrico Letta e senz’altro il primo a invitarlo per un incontro ufficiale.

Chi è poco avvezzo allo stile tedesco gridava già al miracolo: il buon Letta, con la sua pacatezza e la forza della diplomazia è già riuscito ad ammorbidire la coriacea cancelliera, convincendola ad allentare i cordoni del rigore europeo, sempre più stretti attorno al collo di un’Italia in carenza d’ossigeno.

Niente di più sbagliato: Angela Merkel, uno dei falchi dell’austerità, nel suo colloquio con il presidente del Consiglio non solo non ha fatto sconti, ma ha rilanciato il principio cardine dell’agire tedesco e del Fiscal compact: finanze in ordine generano crescita e non il contrario, come sostiene l’influente contraltare di economisti neokeynesiani, da Paul Krugman a Joseph Stiglitz.

Credo – ha detto a Berlino durante la conferenza stampa congiunta con Letta – che dobbiamo liberarci dalla convinzione che i conti solidi e la crescita siano in qualche modo contrapposti. La crescita ci permette di avere conti solidi e le finanze solide sono anche il presupposto per la crescita“, ha ribadito Angela Merkel, sottolineando ancora una volta che le due cose vanno pensate in parallelo e ricordando che “ci siamo decisi per un patto fiscale e dobbiamo fare in modo di mantenere l’impegno“. Secondo la leader tedesca, c’è bisogno di crescita, quindi di un “patto per la crescita“.

La strada si fa dunque in salita per Enrico Letta, che nel suo discorso ai rami del Parlamento aveva dichiarato di tendere all’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa, ma che nell’incontro con Merkel ha ribadito l’importanza per ogni Paese di non subire ingerenze dalle altre nazioni comunitarie. Un monito, il suo, alla Germania, dove il premier ha ribadito che deve prevalere l’idea che “o l’Europa tutta cresce; oppure non è che qualcuno si salva da solo. Questa a me pare che sia una delle valutazioni che ci accomuna”.

Parole che si sono immediatamente scontrate con quelle del portavoce del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, che pur dichiarando fiducia e sintonia di intenti con il governo italiano, ha ribadito che “gli impegni concordati restano quelli, ora aspettiamo di vedere i dettagli della politica economica del nuovo esecutivo”.
Una doccia fredda per Letta, proprio a poche ore dal suo incontro a Bruxelles con il presidente del Consiglio dell’Ue, Herman Van Rompuy e quello della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso.

Una sponda è invece arrivata dal presidente del parlamento dell’Unione, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz: “Come affermato dal primo ministro italiano nel suo discorso alla Camere – ha detto Schulz – l’austerità sta soffocando non solo l’Italia, ma anche molti paesi dell’Eurozona”. Perciò “servono misure urgenti per ridare ossigeno all’economia e speranza ai giovani”.

Intanto, proprio in queste ore, proseguendo la sua prima serie d’incontri ufficiali, Letta è a Parigi per incontrare il presidente francese François Hollande, anch’egli spinto dal suo partito e da un’economia in difficoltà – che lo costringerà a un severo piano di tagli pubblici e dismissioni – a chiedere all’Europa meno rigore per i cittadini d’oltralpe.

Il tour europeo del presidente del Consiglio si concluderà lunedì a Madrid, dove incontrerà il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, con il quale Letta ha già scambiato una telefonata che potrebbe costituire l’atto fondativo di una nuova alleanza di paesi in marcia contro l’austerità merkeliana.

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