A me ricorda tanto una delle scene più famose dell’epopea fantozziana. Il ragionier Ugo, costretto a subire ripetute visioni del capolavoro russo “La corazzata Potemkin”, alla fine si ribella, sale sul palco del cineforum e lo definisce una cagata pazzesca. Seguiranno 92 minuti di applausi (guarda Qui).

Pochi giorni fa qualcuno ha avuto finalmente il coraggio di dire in modo chiaro, e con tanto di prove, che il registro europeo delle lobby non funziona. Gli autori sono quelli di Alter-EU, una grosse-koalition di no-profit, università, sindacati e – ovviamente – lobbisti, che si battono per la trasparenza delle lobby in Europa (Qui tutte le informazioni). Il rapporto si chiama “Rescue the register!” (lo trovate Qui). Ossia, tradotto, “salviamo il registro”. Da cosa? Da sè stesso, evidentemente. E per la precisione:

dal fatto che ci sono oltre 100 grandi aziende (e 100 studi di lobbying, e 100 società di consulenza, oltre a praticamente tutti gli studi legali che fanno anche public affairs) che non sono iscritte al registro. Registro che evidentemente è tutto meno che obbligatorio.

dal fatto che le informazioni finanziarie (il core business) sono carenti e misleading. Il rapporto spiega come in molti casi quelli che appaiono come big players del lobby sono, in realtà, pesci piccoli.

dal fatto che i controlli e l’aggiornamento del registro sono fatti poco e male. Lo dimostrano le tante informazioni mancanti o non aggiornate. Che senso ha renderle pubbliche se poi non consentono di sapere cosa accade veramente?

dal fatto che la Commissione europea si ostina a ripetere che il registro funziona e ha bisogno, al massimo, di qualche aggiustamento. Un atteggiamento che conosciamo bene anche noi italiani. Vi invito a riascoltare la trasmissione di Simone Spetia su Radio24 di poche settimane fa (la trovate Qui). Presenti esclusi, i nomi erano di spessore. Eppure c’è chi ha continuato a sostenere, contro ogni evidenza, che il registro europeo è un buon esempio.

Io mi fermo qui, ma il rapporto di Alter-Eu è davvero molto interessante e merita di essere letto e preso per quello che è: uno spunto di lavoro per chi le regole ce le ha e deve migliorarle (l’Europa) e per chi le regole non le ha ma (così almeno dice…) vorrebbe averle (l’Italia).

La soluzione? Si potrebbe provare ad abbandonare l’idea del registro facoltativo, prendendo atto della sua inutilità.

Oppure, in alternativa, sottoporre il Guidobaldo Maria Riccardelli (il mega direttore, e vessatore, di Fantozzi) di turno a vedere “Giovannona coscialunga”, “L’esorciccio” e “La polizia si incazza” per 3 giorni e 3 notti.

 

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