L’unica persona che mostra di avere una sua forza autonoma, o quantomeno una capacità primordiale di leadership, è Daniela Santanché. Le altre sono figure assolutamente secondarie non in grado di prendere in mano l’eredità di Berlusconi. Ecco come Claudio Velardi, comunicatore e animatore del blog thefrontpage, immagina il dopo Silvio.

No, non sarà Marina Berlusconi a succedere al padre, riflette Claudio Velardi, comunicatore e animatore del blog thefrontpage. Che invita invece a guardare verso la finanza e le problematiche imprenditoriali che accusa il gruppo Fininvest. Mentre a proposito di leadership futura del Pdl l’unica dotata di un carisma seppure primordiale è Daniela Santanchè. E al governo Letta manda a dire che…

Marina Berlusconi in campo dopo il padre: scenario verosimile?
Personalmente mi sembra una colossale sciocchezza, intanto per un motivo di merito: con tutto il rispetto per Marina Berlusconi, che è una brava imprenditrice, non mi pare abbia il carisma paterno. Peraltro l’eventualità di una sua candidatura non farebbe altro che sottolineare ancora una volta l’indispensabilità del nome Berlusconi per la destra italiana. Però quel cognome corrisponde al padre, non a Marina. La vedrei come la sottolineatura di un problema e non una nuova opportunità.

Per ora l’interessata smentisce. Ma…
Dal momento che la considero una donna molto intelligente, mi pare che abbia smentito sul serio. Può darsi che per motivi interni al Pdl qualcuno stia soffiando sulla possibilità di questa candidatura. Anche perché in questa storia sarebbe utile tenere presente un’altra faccenda legata a Fininvest.

Quindi più di carattere finanziario che politico?
L’azienda ha dei problemi di bilancio piuttosto seri. Dal punto di vista imprenditoriale ed editoriale è piuttosto “vecchia”, in quanto lavora su materiali e prodotti vecchi: ovvero la televisione generalista e libri di carta. Prodotti che vivono un periodo di grande difficoltà. Per cui il problema fondamentale di Marina e degli eredi di Silvio Berlusconi è quello di rimettere in sesto le aziende di famiglia di cui l’unica nota positiva arriva dal settore che si occupa di finanza e di assicurazioni. Mentre l’ingresso in campo del cavaliere nel ’94 gli servì anche per salvare le sue aziende, che all’epoca comunque avevano un core business non ancora obsoleto, oggi quelle stesse aziende non possono essere salvate con la politica.

Cosa occorrerebbe dunque?
Solo nuovi mercati, accanto al rinnovamento dei prodotti offerti. Per queste ragioni giudico la notizia relativa a Marina insensata e del tutto falsa.

Fermo restando che Berlusconi comunque non peccherà di immobilismo, quali mosse potrebbe intraprendere?
La mia personale tesi è che Berlusconi non avrebbe dovuto candidarsi, non è vero inoltre che ha recuperato un consistente numero di voti: ne ha persi sei milioni. Non dovremmo dimenticare che le elezioni di febbraio sono state perse da Pierluigi Bersani, che è stato più incapace di Berlusconi e si è fatto scippare la vittoria dalle mani. Questo è il punto di partenza. Il vero grande problema della destra italiana è che non ha nessun altro da mettere al posto di Berlusconi, non vi è un leader che intende accreditarsi come tale. E per fare questo, passaggio vero nel Pdl come nel Pd, la nuova leadership dovrebbe fare i conti con quella precedente.

Quindi un attacco al vertice azzurro condotto sul modello Renzi – Pd?
La legittimazione viene dallo scontro con la leadership precedente e battendola. Non esiste un’altra possibilità come è la cooptazione che non serve: e lo dimostra il caso di Alfano, una bravissima persona ma che non sarà mai leader. O almeno fino a quando non conquisterà quei galloni sul campo combattendo Berlusconi.

I nomi di Meloni e Alemanno sono destinati alla marginalità?
Sono candidature senza senso. L’unica persona che mostra di avere una sua forza autonoma, o quantomeno una capacità primordiale di leadership, è Daniela Santanché. Le altre sono figure assolutamente secondarie non in grado di prendere in mano l’eredità di Berlusconi, un leader che ha governato la destra per vent’anni.

Fuorvianti quei commentatori che considerano il governo al sicuro dopo la sentenza del processo Ruby?
Sono convinto che il governo avrà conseguenze, ma vorrei sottolineare un altro dato: l’esecutivo Letta, prima della sentenza milanese, per 50 giorni non ha fatto praticamente nulla. Se continuerà così anche dopo quella pronuncia, sommerà alla sua non azione gli effetti politici della condanna a Berlusconi. E tutto ciò potrebbe anche produrre una crisi di governo.

twitter@FDepalo

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