A Formiche.net il primo firmatario della mozione Pd-Pdl sui criteri per le nomine dei consigli di amministrazione delle società partecipate dal ministero dell'Economia spiega obiettivi e ragioni della scelta e perché sono stati respinti gli emendamenti di Linda Lanzillotta

Ha ottenuto ieri il voto favorevole di Palazzo Madama la mozione Pd-Pdl che impegna il governo a prevedere l’adozione da parte del ministro dell’Economia di specifiche direttive che individuino criteri e modalità di carattere generale per la nomina e la decadenza dei componenti degli organi di amministrazione delle società controllate del Tesoro.

La mozione è passata con 249 sì, 3 no e 14 astenuti, i senatori di Scelta Civica, delusi dal mancato accoglimento di due emendamenti proposti dalla montiana Linda Lanzillotta.

In una conversazione con Formiche.net, Salvatore Tomaselli (nella foto) – senatore del Partito Democratico e primo firmatario della mozione – illustra i motivi politici e tecnici che hanno ispirato la nascita di nuove norme nelle nomine nei consigli d’amministrazione.

Senatore, quali sono gli obiettivi e gli aspetti salienti della mozione?
La volontà principale è quella di definire criteri e procedure di trasparenza nelle nomine dei cda. Uno degli aspetti più qualificanti è stato senza dubbio mettere al centro della mozione criteri di professionalità che prevedono la pubblicazione di curricula e la loro comparazione. Sarà difficile non scegliere la persona più adatta al ruolo, d’ora in poi.

Sembra una scelta di assoluto buonsenso. Ma cosa c’è di così rivoluzionario?
Tanto per cominciare è la prima volta che il Parlamento e il governo italiano decidono di muoversi su un terreno così complesso, assumendosi una grande responsabilità. I principi che ispirano la mozione sono nobili e forse, in parte scontati, ma forse non troppo.

Allora se il faro delle norme è solo di natura “etica”, perché bocciare gli emendamenti della senatrice Lanzillotta?
Ci sono sembrati entrambi dannosi e le spiego perché. Il primo, quello che voleva introdurre il divieto per gli ex parlamentari di essere nominati prima di un anno dalla fine del mandato, ha un sapore assolutamente demagogico. Fatte salve le competenze, che questo pacchetto vuole salvaguardare, perché impedire a una persona, solo perché ex legislatore, di ricoprire incarichi in un cda? Mentre sul secondo, quello sul limite dei tre mandati, non eravamo pregiudizialmente contrari, anzi, abbiamo anche detto che su questo punto è utile che il governo rifletta. Solo non ci sembrava utile fissare un limite, perché in alcune società quotate, anche grandi, si andrà presto al rinnovo dei consigli. Avremmo detto al mondo che tra un anno alcuni amministratori sarebbero stati fuori. Questo avrebbe comportato destabilizzazione e meno autorevolezza per chi dirige le nostre società. Un problema che abbiamo preferito evitare.

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