La tappa obbligata del governo di larghe intese, la necessità delle riforme e la promessa di evitare mostri istituzionali e la chiusura a Beppe Grillo, leader del M5S, che ha definito il Parlamento “una tomba maleodorante”. Questi i temi toccati dal premier Enrico Letta intervenendo alla manifestazione “La Repubblica delle Idee” a Firenze. Ma lo sguardo resta costantemente rivolto a Bruxelles e al tema della disoccupazione da affrontare a livello europeo.

Il governo di larghe intese rappresenta una “rivoluzione” ma “non c’erano alternative, l’unica, tornare al voto, avrebbe creato un caos istituzionale ancora maggiore”, ha detto Letta, osservando: “Nel voto amministrativo ho visto un segno di fiducia dall’elettorato” perché “bisogna spiegare, raccontare alla gente” il governo di larghe intese. 

L’obbligo del governo delle larghe intese

Il governo di larghe intese “è un governo di servizio al Paese”, “è l’unico pertugio possibile, bisogna passare per questo sentiero, è un obbligo e un dovere”. “Non penso a cosa farò io dopo – ha aggiunto – io penso solo a quello che c’è da fare ora”, “non mi sento né Togliatti, né Berlinguer, né De Gasperi”.

Il focus sulla disoccupazione del vertice europeo

“Al vertice europeo di fine giugno non si discuterà solo di tecnalità burocratiche ma del tema che l’Italia ha promosso: la disoccupazione giovanile. Questo grazie all’Italia. Il tema è lì e possiamo fare scelte che ci riconcilino con i cittadini”, ha detto Letta “L’unione bancaria è fondamentale, bisogna farla. Chiederò con forza che si faccia, che si chiuda la partita”, perché significa anche “più soldi alle piccole e medie imprese”, ha detto Letta. Letta ha poi aggiunto che “la cancelliera Merkel ha convocato per il 3 luglio a Berlino un incontro con tutti i ministri del Lavoro al quale parteciperò anche io con il presidente Hollande”. Uscire dall’euro, d’altra parte, per Letta sarebbe “il disastro finale dell’Italia, un errore grave. Noi vogliamo più Europa”. 

Le riforme

Dalle riforme istituzionali “non uscirà alcun mostro” perché “le garanzie ci sono”, ha affermato Letta precisando che a fine percorso ci sarà un referendum finale sulle riforme. Letta ha quindi ribadito che “non si può immaginare di toccare la legge elettorale senza toccare il punto principale richiesto dall’opinione pubblica” e cioè la “riduzione del numero di parlamentari”.

Il ruolo del M5S

“Se non ci fossero stati gli 8 milioni di voti del Movimento cinque stelle non ci sarebbe stata l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti”, i cinque stelle “dovrebbero intestarsi questo risultato e invece si parla per sentito dire e non dopo aver letto i testi”. Ma, d’altro canto, “è difficile che si possa fare granché con parole come quelle del capo di un partito che dice che il ‘Parlamento è una tomba maleodorante'”, ha detto il premier riferendosi all’ultima uscita di Beppe Grillo.

La legge elettorale

“Non si può rivotare con il Porcellum. Sarebbe stato meglio mettere in sicurezza subito la legge elettorale ma su questo non c’è l’accordo. Sul Mattarellum c’è buona parte del Pd, ma non ci sono gli altri partiti nè dentro la maggioranza nè fuori”, ha ripetuto Letta. “Il governo su questo deve parlare solo alla fine – ha aggiunto – se i partiti non riusciranno a mettersi d’accordo”.

L’attacco in Afghanistan

“E’ una notizia tremenda quella di stamani, mi stringo virtualmente ai familiari del capitano La Rosa. Speravamo che non accadesse più. E’ evidente che tutto questo fa pensare e ripensare a missioni all’estero”. Lo ha detto il premier Enrico Letta intervistato a Firenze da Ezio Mauro per ‘La Repubblica delle idee’.

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