Dissidente in cerca di asilo politico o pericoloso criminale? Impossibile, forse, delineare un ritratto preciso di Mukhtar Ablyazov (nella foto), l’uomo chiave del caso kazako, un “giallo” che scuote la politica italiana e le relazioni internazionali. Ablyazov, oltre ad essere uno dei più strenui oppositori del presidente-dittatore del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, è ricercato internazionale per una presunta truffa da 10 miliardi di dollari in cui sarebbero coinvolti anche istituto di credito italiani.

LA TRUFFA DEL DISSIDENTE
Si rafforza l’ipotesi – spiega il Corriere della Sera in un pezzo a firma di Fiorenza Sarzanini – che l’espulsione servisse a far uscire allo scoperto il marito Mukhtar Ablyazov, che fosse il ricatto all’Italia dopo la fuga dell’uomo. Perché si scopre che il dissidente era in realtà scappato dalla Gran Bretagna nonostante questo gli facesse automaticamente perdere lo status di rifugiato. Braccato da chi lo accusa di aver messo in piedi una truffa da circa 10 miliardi di dollari quando era presidente della Bta, la banca più importante del Kazakhstan che per questo aveva avviato contro di lui un’azione legale in Gran Bretagna, lo stesso Paese che poi decise di concedergli asilo politico. E nella lista dei creditori, si scopre adesso, ci sono anche otto istituti di credito italiani, “inseriti nell’elenco delle vittime di frodi di Ablyazov“.

La moglie e la figlia di Ablyazov

LE BANCHE COINVOLTE
Come dimostrano i documenti raccolti in Gran Bretagna – prosegue il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli – la scoperta di un “buco” di almeno 10 miliardi di dollari viene scoperto dalla Bta nel febbraio 2009. Si decide così “una ristrutturazione grazie al Fondo sovrano Samruk Kazyna“, ma soprattutto si scopre che mentre ricopre l’incarico di presidente, Ablyazov avrebbe concesso “ingenti prestiti a enti impossibili da individuare, spesso senza garanzie“. Il sospetto è che tra questi ci fossero “organizzazioni di cui lo stesso Ablyazov era proprietario e beneficiario. Sono proprio gli atti raccolti nel Regno Unito a rivelare che “tra i creditori che a livello internazionale erano stati vittime delle frodi di Ablyazov figuravano i seguenti istituti di credito italiani: Unicredito italiano, Banca popolare di Vicenza, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Banca agricola mantovana, Banca nazionale del lavoro, Banca Antonveneta, Banca Ubae“. Tutti insieme hanno ottenuto il sequestro dei suoi beni.

GLI AFFARI TRA ITALIA E KAZAKHSTAN
Al netto delle valutazioni di metodo, entrando nel merito della vicenda pare ormai fuori discussione che ad alimentare il clamore mediatico attorno all’espulsione della moglie di Ablyazov, Alma Shalabayeva, ci siano soprattutto motivi di carattere economico.
L’Italia, come evidenziato a Formiche.net da alcuni osservatori, si è trovata al centro di una tenaglia stretta dalla grande stampa internazionale, Financial Times in primis, volta a screditare il nostro Paese con l’obiettivo non dichiarato di indebolire in Kazakhstan la posizione di Eni, che partecipa con un ruolo di primo piano al consorzio di aziende che sfrutterà uno dei più grandi giacimenti di idrocarburi al mondo, Kashagan.
A questo, si sommano altri affari, che fanno della Penisola uno dei partner economici più solidi di Astana, grazie anche ai buoni rapporti tessuti nel tempo con il suo presidente Nazarbayev.

Caso Ablyazov, governo kazako: la moglie non è agli arresti (fonte video: La 7)

Condividi tramite