Ancora il caso Calderoli-Kyenge in evidenza sulle prime pagine dei quotidiani di oggi. Avvenire apre con una certezza: “L’Italia dice no al razzismo”, una risposta unanime dopo l’insulto dell’esponente leghista e dopo che il premier Letta ha dato l’ultimatum al segretario Maroni.

Anche il Corriere della Sera insiste sulla vicenda, dove spicca la ricostruzione del quirinalista Marzio Breda su una “rissa che il Colle non vuole” e dopo che lo stesso Maroni si dice per nulla intimorito dalle ritorsioni sull’Expo. Mentre nel fondo Beppe Severgnini ragiona sull’alimento malsano del populismo “oltre il limite della decenza”.

Lancia l’allarme “alta tensione nel governo” Il Messaggero, con il giallo kazako in cui il Pdl fa muro su Alfano, battaglia sulla sfiducia. Pansa: ecco gli errori. Mentre Renzi certifica che le larghe intese non dureranno molto. E oggi maggioranza alla prova sugli F35. E nell’editoriale il prof. Giovanni Sabbatucci riflette sulla strana febbre elettorale a pochi passi dal baratro, in quanto “Calderoli non è un razzista compulsivo come certi suoi compagni di partito. È un politico ormai sperimentato e conosce bene, se non altro per esperienza personale, le ricadute di certe sparate in pubblico. Se si è espresso in quei termini, lo ha fatto per un calcolo politico”.

Il Fatto Quotidiano riserva la sottoapertura allo schiaffo del Premier, con Calderoli che resta al suo posto. Con il virgolettato di Palazzo Chigi: “Il presidente lombardo, col quale lavoro sull’Expo, risolva rapidamente questa vicenda o sarà scontro totale”. Il Carroccio non ci pensa nemmeno, anzi rilancia: a settembre faremo un corteo anti-immigrati. Mentre sceglie di aprire con il Partito democratico che “ingoia anche Alfano” e con l’aut aut di Renzi: “Così Letta non dura”. E intervista l’esperto a sua insaputa Claudio Scajola, che sentenzia: “Parola mia, Angelino sapeva per forza”.

Il Foglio sfodera l’arma dell’ironia e sotto una vignetta dove campeggia “l’orango nanetta Brunetta del pianeta delle scimmiette”, titola: “Montepaschi e Ilva, la nostra lotta con gli idoli della piazza”. Con Nomura “tutto a posto, lo dicono i giudici (adesso). Il fumo provoca il cancro, ma non se lo dice Bondi”, con riferimento alle parole poi ritrattate del manager.

Ancora lo spinoso caso kazako in evidenza sul Giornale, ma come piede di porco per scardinare la porta di Palazzo Chigi e far cadere il governo: “Gli amici di Renzi chiedono la testa di Alfano, ma nel mirino c’è il governo”, titola il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Con una cronistoria degli insulti bestiali, dal Cinghialone Craxi al Caimano Silvio, passando dal Trota alla Pitonessa Santanché.

Il Manifesto, pur aprendo sulla “giungla padana”, si concentra sul caso Ilva-Bondi e la sua “patologia” nel fondo di Massimo Zucchetti, secondo cui “l’applicazione del principio di
precauzione in questo caso non è neppure necessario: non vi è infatti solo un ragionevole dubbio portato da sufficienti prove scientifiche riguardo la nocività dell’Ilva, bensì una dimostrata certezza, suffragata dai risultati dei rilievi dell’Arpa e dell’Asl, ma, soprattutto, dai risultati della perizia epidemiologica acquisita dall’autorità giudiziaria in sede di incidente probatorio”.

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