Che si tratti di errore dovuto a imperizia, a troppo zelo o di un piano ben orchestrato, il “pasticcio” Kazakhstan non potrà non avere ripercussioni sul governo, sull’intelligence o quanto meno su alcuni dei più alti funzionari coinvolti nella vicenda.

A snocciolare nomi e ruoli dei protagonisti dell’espulsione lampo della moglie del dissidente e magnate Mukhtar Ablyazov sono La Repubblica e il Corriere della Sera.

I QUATTRO FUNZIONARI
In tutto sono quattro gli anelli della catena di comandò che il 27 maggio scorso assecondò le richieste dell’ambasciatore del Kazakhstan espellendo la signora Alma Shalabayeva e sua figlia Alua.
Giuseppe Procaccini, napoletano, 64 anni, prefetto. Più volte è stato tra i candidati per il vertice della polizia. Dal 2008 ricopre la carica di capo di gabinetto del ministero dell’interno; Alessandro Raffaele Valeri, 65 anni, capo della segreteria del capo della Polizia scelto dal prefetto Antonio Manganelli. Andrà in pensione tra due mesi; Fulvio Della Rocca, napoletano, 63 anni, prima di arrivare al vertice della questura di Roma aveva ricoperto lo stesso incarico anche ad Agrigento, Ravenna e Pisa. Ha lavorato a lungo in Calabria; Alessandro Marangoni, vice capo vicario della Polizia e Francesco Cirillo, capo della Criminalpol.

LA SPERANZA DEL MINISTRO
La salvezza politica del vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano – scrive Repubblica – “passa necessariamente attraverso il sacrificio” dei funzionari, a meno che – spiega – non abbiano ancora carte da giocare “in grado di metterli in salvo dalla purga”.
Anche se – rileva il Sole 24 ore – “dai segnali che trapelano in queste ore sembra che l’indagine chiesta da Alfano al prefetto Alessandro Pansa, capo del dipartimento di Polizia di Stato, stia diventando un bulldozer che può radere al suolo tutto il gruppo al vertice della Ps alla fine di maggio“.

IL RUOLO DEL CAPOGABINETTO
Il 27 maggio – si legge sul Corriere della Sera – Procaccini riceve al Viminale l’ambasciatore kazako che sollecita l’arresto di Ablayazov e lo affida “per competenza” al prefetto Valeri.
Inizialmente il diplomatico aveva chiesto di relazionare con Alfano, ma gli era stato riferito che non era possibile e dunque aveva incontrato il capo di Gabinetto. Possibile – si chiede il Corriere – che quest’ultimo non abbia ritenuto di relazionare il ministro sui contenuti di quel colloquio?

LE ACCUSE AL QUESTORE

A Della Rocca invece si contesta la gestione del blitz, ma soprattutto la procedura che ha portato all’espulsione. Lui, nel dossier trasmesso specifica che era stato il prefetto Valeri ad annunciargli la visita dell’ambasciatore. L’input era partito direttamente dalla segreteria del capo della Polizia.

LA CATENA DI COMANDO
Ai nomi già citati si è aggiunto nelle ultime ore quello del prefetto Alessandro Marangoni, che in quell’ultima settimana del maggio scorso aveva il ruolo di Capo della Polizia pro-tempore. A informare Marangoni il 28 maggio, è Valeri.
L’intera catena di comando – scrive Repubblica – “sapeva e lavorò perché la pratica” Kazakhstan “venisse celermente evasa”.

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