Sono concordi nel definirlo “pasticcio”, ma qui si fermano le analogie tra le analisi che Il Fatto Quotidiano e Libero fanno del caso Kazakhstan.

Il riferimento è all’operazione di Polizia con la quale il 30 maggio scorso Alma Salabayeva e la piccola Alua – rispettivamente moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, principale oppositore del presidente del ricco Paese asiatico, Nursultan Nazarbayev – sono state catturate e dopo 24 ore imbarcate su un jet privato messo a disposizione dal governo kazako.

L’espulsione – a detta di una sentenza del tribunale di Roma – non è stata corretta perché basata su un presupposto rivelatosi errato, e cioè che la signora avesse un passaporto falso, invece era valido. Nelle scorse ore è arrivata la difesa del Viminale, che tramite alcune fonti ha detto di aver agito in correttezza.

Parole alle quali crede il quotidiano Libero, che nell’attacco al ministero dell’Interno guidato da Angelino Alfano vede un modo per colpire indirettamente Silvio Berlusconi.
Di contro, il Fatto Quotidiano contesta la versione data da alcune fonti vicine al Viminale, evidenziando quelle che considera vere e proprie falle nell’operato della Questura, che avrebbe agito per tutelare l’amicizia tra l’ex premier del Popolo della Libertà e il presidente Nazarbayev.

LA CONDANNA DEL FATTO
Per il quotidiano diretto da Antonio Padellaro, “le presunte responsabilità di Alfano, insolitamente premuroso” nel caso fanno dire sottovoce a vari ambienti istituzionali e politici che “possiamo trovarci di fronte a un nuovo caso Ruby”.

Un pasticcio – si legge in un articolo a firma di Fabrizio D’Esposito e Davide Vecchistavolta, però ancora più tragico. Anche perché da Alfano si arriva in un lampo all’amicizia tra Berlusconi e il dittatore kazako Nazarbayev. Molto dipenderà anche dal grado di credibilità delle risposte che… darà in Parlamento il vicepremier. Nel governo e anche nel Pdl questa vicenda comincia a mettere paura e alcune fonti anticipano che Alfano sostanzialmente si trincererà dietro la relazione della questura di Roma“.

LA DIFESA DI LIBERO
Secondo Libero, invece, tutto il clamore attorno alla vicenda kazaka serve solo a fare il gioco di potentati stranieri, di “Bruxelles e Berlino”, che vogliono indebolire la posizione internazionale dell’Italia, guadagnando così posizioni economiche nei campi dove la Penisola eccelle.

Il problema, scrive l’editorialista Maria Giovanna Maglie, si chiama “Eni” e “di sicuro vuol dire rifornimento energetico del quale il Kazakhstan” è dispensatore al nostro Paese.

“La verità? scrive il giornale diretto da Maurizio Belpietro, è “che si chiami Eni o Finmeccanica, che siano due cittadine kazake legate a un oppositore politico o due fucilieri di marina incastrati dall’India, l’Italia, almeno negli ultimi tre anni di degrado della politica estera, è sempre la stessa, è goffa e debole, subalterna; l’Italia si offre a qualsiasi ricatto”.

E allora, scrive Libero, per colpire il Cavaliere, che “in questi giorni ha ben altri problemi che l’amico kazako” – commenta Libero riferendosi ai processi di Berlusconi – “via una bella inchiesta postuma e intanto un po’ di palate di fango sul vice, tanto per mantenere alta la tensione, e via tutti contro Alfano”.

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