“Cari politici, quand’e’ che vi renderete conto che senza il manifatturiero questo paese non riparte? Siamo noi la spina dorsale”. E’ la rivendicazione di Alberto dal Poz, il presidente dell’Amma, l’associazione delle imprese metalmeccaniche di Torino, che fa capo all’Unione Industriale. L’associazione, per intenderci, a cui è scritta anche Fiat, pur essendo uscita da Confindustria.

Quarantun’anni, pacato, ma determinato, Dal Poz all’indomani del ‘j’accuse’ di Sergio Marchionne sulle condizioni impossibili in Italia per chi vuol fare industria, approva su tutta la linea la staffilata che arriva dal Lingotto.”Ha ragione”.
“E’ evidente che le condizioni in Italia sono impossibili, ma il punto è un altro: non lo sono solo per Fiat. Qui non si tratta mica di Fiat contro Fiom” dice, snocciolando dati, che vanno dai milioni di ore di cassa integrazione che hanno investito le tute blu piemontesi alle flessioni a doppia cifra dei volumi prodotti.

Le aziende dell’auto sono state al centro di una ‘tempesta perfetta’ e certo la quiete dei consumi dopo la tempesta non aiuta. E ora qui in Piemonte, come in Italia, le piccole e medie imprese si aspettano di “Sopravvivere, ne’ piu’, ne’ meno”, alla crisi, sì, ma anche alla burocrazia. “Noi dovremmo combattere contro la concorrenza, non contro carte bollate, o perdere tempo sull’interpretazione di leggi” spiega il numero uno dell’Amma.

Una situazione quella della scarsa chiarezza delle leggi, ad esempio, sulla rappresentanza sindacale, che potrebbe indurre Marchionne a produrre le nuove Alfa Romeo, ovunque nel mondo. Sarebbe il requiem per Mirafiori, ma forse anche per l’Italia ipotizza Dal Poz. “Se dovesse essere così vorrebbe dire che l’Italia non è riuscita a proteggere i suoi campioni nazionali, sarebbe un delitto, un atto autolesionistico”.

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