Giuseppe Procaccini, il capo gabinetto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, si è dimesso. Già questa mattina indiscrezioni parlavano di un’assunzione di responsabilità da parte dei funzionari coinvolti nella vicenda che portò all’espulsione della moglie del dissidente kazako Ablyazov, Alma Shalabayeva, e di sua figlia Alua. Procaccini, che avrebbe deciso di dimettersi già ieri sera, è il primo a fare un passo indietro e continua a difendere la posizione del vicepremier, ripetendo che “non sapeva” dell’accaduto.

COSA È ACCADUTO
La notte del 29 maggio scorso una squadra di agenti della Digos fa irruzione in una villetta a Casal Palocco, periferia bene della Capitale. Cercano il magnate Ablyazov, ex banchiere, ricercato per truffa, da poche ore oggetto di un mandato di cattura internazionale emesso dal Kazakhstan. Non trovano il padrone di casa, bensì la moglie, i domestici, un cognato, la bambina di 6 anni. La donna presenta un passaporto diplomatico emesso dalla Repubblica del Centroafrica e intestato fittiziamente a tale Alma Ayan. Si teme sia falso. La donna viene scambiata per una immigrata clandestina, trasferita in un Cie e successivamente espulsa dall’Italia. Poi la svolta. Secondo una sentenza del tribunale di Roma non è stata corretta la procedura perché basata su un presupposto rivelatosi falso, e cioè che la signora avesse un passaporto taroccato, invece valido.

LE DOMANDE SENZA RISPOSTA
A seguito dell’espulsione-lampo sono sorte le prime congetture. C’è chi ha ipotizzato che il caso sia stato montato ad arte per colpire il centrodestra e il ministro dell’interno Alfano, in virtù dell’amicizia tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il presidente-dittatore del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev. E c’è chi invece crede che si tratti di una speculazione internazionale volta a minare gli ingenti interessi italiani nel Paese asiatico, ricco di giacimenti di idrocarburi sfruttati anche dall’Eni. In ogni caso rimangono aperte alcune questioni, finora irrisolte: chi ha dato il via all’operazione di Polizia? E come mai tutto si è svolto in tempi insolitamente così rapidi?

LA MOZIONE DI SFIDUCIA
Il governo – aggiunge Repubblica – aveva previsto di riferire sulla spinosissima vicenda in commissione Esteri, sulla base della relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa. Ma il piano viene vanificato dall’arrivo della mozione di sfiducia congiunta di M5s e Sel. Il dibattito sarà dunque sulle dimissioni di Alfano. E per il ministro i rischi sono molti. Soprattutto se dovesse passare la richiesta di un voto segreto. Nel Pdl tutti, falchi e colombe, nelle ultime ore si sono ufficialmente schierati a tutela del segretario Pdl. Ma resa da capire cosa accadrà nelle urne. Visti soprattutto i tanti mal di pancia nell’area Pd. Soprattutto nell’area renziana.

Intanto alle 18 di oggi, nell’Aula del Senato, sulla vicenda riferirà il ministro Alfano.

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