Sette presunti membri di Al Qaeda sono stati uccisi in un attacco condotto da un drone oggi all’alba in Yemen. Un intervento che ha sventato per ora - con rischi minimi - l'ennesimo e atteso attentato. Ecco come i velivoli comandati in remoto hanno cambiato per sempre le regole della warfare.

La guerra al terrore non conosce soste. Ma nella lotta alle minacce del fondamentalismo religioso, da qualche tempo Usa ed Europa – ma non solo – hanno a disposizione un’arma in più: i droni.
A conferma di quanto gli aeromobili militari a pilotaggio remoto siano efficaci nel perseguire obiettivi di sicurezza pubblica c’è la notizia che sette presunti membri di Al Qaeda sono stati uccisi in un attacco condotto da un drone oggi all’alba in Yemen. Si tratta del quinto attacco del genere dal 28 luglio scorso; questi attacchi hanno provocato in totale 24 decessi. Due vetture che viaggiavano nella provincia di Chabwa, secondo fonti tribali, sono state colpite e tutti i loro occupanti sono morti.

IL PERICOLO IN YEMEN
Un risultato importante, perché in Yemen, proprio in queste ore, rischia di materializzarsi la concreta minaccia di un attentato.
Un rischio – supportato da intercettazioni delle conversazioni tra il numero uno di Al Qaeda Ayman Al-Zawahiri e il leader del gruppo affiliato nello Yemen – che ha portato fino a nuovo ordine alla chiusura di 19 fra Ambasciate e consolati americani in Medio Oriente ed Africa.
Le autorità yemenite hanno dichiarato di aver per ora sventato il tentativo di attacco terroristico.
L’obiettivo principale del piano era di prendere il controllo delle città di Al-Mukalla e Ghayl Bawazir“, nel sud-est del Paese, ha detto il portavoce del governo, Rajeh Badi, aggiungendo che i terroristi avevano preso di mira anche gli impianti petroliferi nei pressi di Mukalla. Il piano prevedeva quindi il sequestro degli stranieri che lavorano negli impianti.

L’USO DEI DRONI
Nonostante il recente appello del presidente Barack Obama per ridurre la dipendenza americana dai droni, probabilmente secondo Foreign Affairs, sarà la prima scelta tra le armi usate durante la sua amministrazione.
Basti pensare che il suo predecessore George W. Bush ha autorizzato meno di 50 attacchi con droni durante il suo mandato, mentre il presidente democratico ha dato il proprio consenso a più di 400 interventi di questo tipo di velivoli durante i suoi primi 4 anni alla Casa Bianca, rendendo il programma il fulcro della strategia antiterrorismo degli Stati Uniti.
Un metodo di azione che se da un lato ha sortito, a un costo relativamente contenuto, straordinari risultati sul piano della prevenzione e della decapitazione dei vertici in Paesi chiave nella lotta al terrorismo – veri “santuari” dell’integralismo islamico come Pakistan e ora Yemen – dall’altro solleva molte critiche.

PREGI E DIFETTI
I detrattori dei droni sostengono che uccidono civili innocenti, allontanano governi alleati, irritano l’opinione pubblica di altri Stati e rappresentano pericolosi precedenti che governi irresponsabili potrebbero usare per compiere abusi.
Alcune di queste critiche sono valide, altre meno. In fin dei conti però gli attacchi dei droni rimangono un efficace strumento di contro-terrorismo, consentendo di ridurre al minimo i danni collaterali di un’azione di contrasto a minacce conclamate.
Per questo è improbabile che l’uso dei droni diminuisca in futuro (la Nato lavora anche a veicoli sottomarini nell’ambito del progetto Morph), ma anzi è destinato ad espandersi negli anni a venire, diventando consueto anche per altri Paesi e non solo per Stati Uniti.

UN NUOVO SECOLO AMERICANO
Ma Washington dovrà anche continuare a migliorare la sua politica di uso dei droni, enunciando regole più chiare per gli attacchi con questo tipo di armi fuori dai suoi confini giurisdizionali. Allo stesso tempo, anche rinforzando il loro programma, gli Usa dovranno riporre molta attenzione ai limiti che l’uso dei droni comporta, soprattutto per l’imprecisione di alcuni attacchi che potrebbero scatenare conflitti anziché prevenirli.
Sul piano della prevenzione, invece, i droni rimangono la migliore soluzione per limitare potenziali minacce. La loro stessa presenza nei cieli di zone ad alta sensibilità può sortire un effetto deterrente nei confronti di gruppi organizzati di terroristi e ostacolare così il ripetersi di un altro 11 settembre.

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