“O la politica rende possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano, oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”.

Sandro Bondi si porta momentaneamente in testa alla classifica del concorso “facciamo a chi la spara più grossa sulla sentenza Mediaset”, staccando di due lunghezze un esercito di Gasparri, Cicchitto, Gelmini, Brunetta, Santanchè, Biancofiore ed eserciti di Silvio vari e conquistando anche la menzione speciale della commissione grazie alla risposta piccata ottenuta a stretto giro dal Quirinale.

Tra apocalissi, fine della democrazia, disegni criminosi, la solita invidia, il richiamo ai moderati, la tristezza, i paragoni con Craxi (e, dall’altra parte, quelli con Al Capone) e i richiami al consenso elettorale, puntualmente arrotondati per eccesso di qualche milione di voto, il già “mite” Bondi ha voluto strafare nel disegnare scenari foschi, che lui chiama di guerra civile ma fanno pensare più alla rivoluzione armata.

Allora, vediamo questo Paese pronto a scendere in armi, vediamo già domani quanto milioni di persone andranno a manifestare sotto il solleone di Roma. E vediamo se ci sarà almeno Bondi.

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