Prime ammissioni dinanzi al magistrato inquirente che indaga sullo scandalo fondi neri per il Partito popolare del premier Mariano Rajoy. Il tesoriere del Partito Popolare tra luglio 2009 e aprile 2010, Christopher Paez, ha ammesso questa mattina davanti al Giudice Pablo Ruz i pagamenti in nero contenuti nei conti segreti del suo predecessore, Luis Barcenas. Secondo gli inquirenti questa è un’altra conferma della veridicità dei documenti forniti Barcenas e pubblicati da El Pais, i cui dettagli sono stati confermati, tra gli altri, anche dal Presidente del Senato, Pio Garcia Escudero, e da politici come Navarra Jaime Ignacio del Burgo e Calixto Ayesa.

Ammissioni compromettenti
Il riconoscimento dei pagamenti è stato uno dei punti fondamentali della dichiarazione di Paez. Quest’ultimo disse addio al Pp proprio quando Rajoy nominò tesoriere l’attuale Presidente del Consiglio di Stato, José Manuel Romay Beccaria. Il manoscritto di contabilità vergato su pen drive dall’ex tesoriere Luis Barcenas dunque sta terremotando la politica iberica, non fosse altro perché all’indomani delle prime indiscrezioni pubblicate dalla stampa nazionale, adesso stanno facendo seguito le prime ammissioni ufficiali durante gli interrogatori.

Primizia
Mai prima d’ora, dall’inizio dello scandalo sui fondi giunti al Partito Popolare, le tre persone con la maggiore responsabilità erano state costrette a testimoniare sul presunto finanziamento illecito della formazione politica più rilevante della Spagna. Dopo Paez sarà la volta di altri tre pezzi da novanta come gli ex segretari Francisco Alvarez Cascos, Javier Arenas e l’attuale Segretario Maria Dolores de Cospedal. Il primo ad essere torchiato è stato l’ex ministro dei lavori pubblici Caschi, responsabile per la vita interna del PP tra il 1989 e il 1999. La sua audizione è stata accompagnata dalla protesta di una cinquantina di manifestanti che, posizionati sul marciapiede opposto all’ingresso del Tribunale, lo hanno insultato, al pari di Javier Arenas, con epiteti tutt’altro che amichevoli.

Precauzioni
Prima di iniziare la seduta, il giudice Pablo Ruz ha imposto non solo ai legali presenti ma anche alle altri parti di spegnere telefoni cellulari o altri dispositivi elettronici, al fine di impedire qualsiasi fuga di notizie. Secondo i magistrati il 1992 è l’anno in cui Barcenas avrebbe iniziato a sviluppare una contabilità parallela, con un elenco dettagliato di tempi e nomi di consegna del denaro. Le consegne sarebbero avvenute in contanti, non dichiarate, e i pagamenti sarebbero stati effettuati per soddisfare persone diverse. Tra i donatori, le ipotesi investigative hanno individuato nomi che giudicano significativi ai fini dell’indagine, come “Pepe C.”, “Paco” “Sant. L. “,” H. Lopez “o” Gre (Rafael P.) “. Ma è un altro nome, “Pineiro” che è giudicato rilevantissimo, in quanto è accanto alla maggior parte delle consegne (67 milioni di pesetas, circa 400mila euro).

Dal 1997 in poi
Le cose cambiano dal ’97 in poi, con altri nomi in evidenza come quelli di “Galizia”, e “Crespo”, quest’ultimo con 21 milioni di pesetas (126.000 euro). Pablo Crespo avrebbe ammesso dinanzi al giudice la veridicità di quella cifra, giustificandolo come la restituzione di un prestito da parte del Partito Popolare nazionale in Galizia, di cui è stato segretario, attraverso l’allora tesoriere Alvaro Lapuerta.

Banca di Victoria
L’inchiesta giudiziaria ha verificato che alcune di queste donazioni illegali avvenivano attraverso donazioni anonime, tramite una filiale della Banca di Victoria. Ma sempre in quantità inferiore a € 60.000 per aggirare i limiti del finanziamento dei partiti. Le indagini proseguiranno per accertare fino a che punto i segretari generali erano al corrente di queste ipotesi di corruzione. Qualcosa in più potrà emergere domani in occasione dell’audizione dell’attuale segretario generale del PP, María Dolores de Cospedal, che ha rifiutato l’opportunità di testimoniare nel suo ufficio in Castilla-La Mancha, ma ha scelto di andare personalmente in tribunale per spiegare il rapporto esistente con gli ex tesorieri. Barcenas aveva rivelato ai giudici l’esistenza di una tangente da 200mila euro per ottenere il contratto di rifiuti della città di Toledo, con i soldi che erano stati consegnati a Jose Angel Cañas, responsabile del partito in Castilla-La Mancha. Quest’ultimo avrebbe firmato una ricevuta che Barcenas ha poi consegnato all’Alta Corte come prova della veridicità delle sue ricostruzioni. Cospedal non ha negato l’esistenza di quel documento: e domani i giudici gliene chiederanno conto. Rajoy intanto non si muove dalla sua posizione: niente dimissioni.

twitter@FDepalo

 

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