L’ex ministro Gianfranco Rotondi prefigura con Formiche.net un futuro di successo elettorale per la nuova Forza Italia e per il "partito della giustizia" che nascerà dal referendum dei Radicali.

“Chi ha applaudito alla sentenza Mediaset non ha ancora capito cosa accadrà adesso”, certifica l’ex ministro Gianfranco Rotondi che, sulla prospettiva di una Forza Italia bis sottolinea che le categorie del passato oggi non contano più e tutti i cittadini hanno paura non solo della crisi ma della dittatura giudiziaria.

Quanta Dc potrà esserci nella Forza Italia bis?
La forzatura giudiziaria cambia la campagna elettorale, non ci saranno più le categorie degli ultimi vent’anni. Non voglio essere partigiano, ma con serenità dico che non c’è persona con cui io parli che non preveda, al di là delle sue opinioni, un giudizio di Dio con il tema della giustizia assolutamente centrale. Voglio dire che, indipendentemente da quello che il Palazzo ha metabolizzato, i cittadini iniziano ad avere paura.

Di cosa?
Si rende conto che la dittatura giudiziaria non riguarda solo Berlusconi? Secondo me la parte politica che ha applaudito alla sentenza, e che non faccio coincidere tout court col Pd, non immagina ancora cosa succederà. Avremo un centrodestra alle stelle anche con i referendum radicali, prevedo una percentuale fin qui mai registrata né nel 2001 né nel 2008. E non lo dicono i sondaggi, ma il mio naso democristiano di chi non ne ha mai sbagliata una dal ’94 ad oggi. L’unico errore lo feci quando predissi a Mino Martinazzoli che non avremmo preso neanche un collegio, per la verità era il mio che poi prendemmo.

Per cui in questo caso sarà una campagna elettorale in discesa?
Direi 70-30 e ci metto la mano sul fuoco. Del resto il secondo naso dopo il mio, quello di Silvio Berlusconi, ha dato disco verde sul Mattarellum, in quanto ha capito che con tutti gli altri sistemi non ce n’è per nessuno. Per cui non so quanta Dc potrà esserci perché nessuno sa quanta politica ci sarà in una campagna elettorale che si preannuncia drammatica, con un leader incarcerato e in pista chi riceverà un voto di garanzia. Gli italiani hanno paura dei comunisti e delle limitazioni delle libertà. E hanno capito che chiunque vinca non sanerà la crisi e non riempirà le loro tasche.

Sepolta quindi la contrapposizione tra destra che chiede meno tasse e sinistra che chiede più lavoro?
Il voto grillino dimostra che l’elettorato ormai è consapevole del fatto che nessuno gli riempie la tasca e quindi su quel fronte non crede più a nessuno.

La scelta di un ritorno al passato quanto appeal può avere su elettori sempre più alle prese con i disastri della crisi?
L’elettore credo separa gradualmente il voto dal portafoglio. Sarà terribilmente liberista e dirà: “La crisi me la sbroglio io e la politica risolva ciò che non costa nulla: mi consegni un Paese più libero, mi stacchi i lacciuoli burocratici, mi dia una giustizia che si pronunci in due mesi e non in vent’anni”. Se la campagna elettorale sarà su questi temi, non ce ne sarà per nessuno. E non credo sia partigianeria dire ciò. La sinistra non è attrezzata a venire su questo terreno.

Sull’Imu può cadere il governo Letta?
Non saprei, perché siamo entrati in una china per cui ragionevolmente siamo già in campagna elettorale. Bisognerà vedere se Letta attenderà che si consumino tutti i passaggi o li anticiperà, come ha accennato.

La nuova leader Marina saprà emulare il carisma paterno?

Il leader è uno e si chiama Silvio Berlusconi. Se la dittatura lo vuole incarcerare, allora dalla galera parlerà e ci sarà un nuovo popolo pronto a seguirlo. Si sottovaluta il partito della giustizia che nascerà dal referendum, Pannella farà il 10% e starà con noi.

twitter@FDepalo

 

 

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