In Egitto, mentre c’è chi si affretta a dichiarare “fuorilegge” I Fratelli musulmani, sulla scia delle voci secondo le quali il testo emendato della costituzione avrebbe messo al bando i partiti e i movimenti di ispirazione religiosa, e mentre proseguono gli arresti della dirigenza del gruppo islamista, si cominciano a intravedere anche spiragli per un possibile dialogo tra le parti. Lo sottolinea il sito arabo Al Ahram, osservando che se è in atto nei confronti della Fratellanza una vera e propria offensiva mediatica e diplomatica, lo Stato – presidenza, esercito e gabinetto – sta cercando di trovare un modo “per ridurre il livello di tensione e accorciare il periodo previsto di violenze”, che in una situazione di stallo come questa potrebbe durare anche due anni.

Secondo fonti riportate da Al Ahram, dopo le proteste “contenute” dello scorso venerdì i Fratelli musulmani avrebbero deciso di fare un passo indietro, non solo in considerazione dell’alto numero delle vittime degli incidenti del 14 agosto ma anche in considerazione della possibilità di arrivare a una soluzione condivisa e pacifica, attraverso l’avvio di negoziati. Ma non tutti sono ottimisti. “Ci sono stati già tentativi prima del 30 giugno e prima del 3 luglio, ma non hanno funzionato”, ha riferito una fonte politica coinvolta nelle trattative preliminari in corso tra Fratellanza e istituzioni, soprattutto forze armate.

Le manifestazioni del 30 giugno erano finalizzate alla convocazione di elezioni presidenziali anticipate a un anno dall’ascesa al potere di Mohamed Morsi. “Da quello che so, l’esercito, specialmente il ministro della Difesa e capo delle forze armate Abdel Fattah Al Sisi, sperava moltissimo nella mediazione“, ha aggiunto la fonte. Il nodo centrale allora era la possibilità di siglare un accordo su un referendum da indire per verificare se gli elettori volevano o meno che Morsi completasse il suo mandato di quattro anni.

Molti gli inviati internazionali e gli ambasciatori che avevano cercato di mettere d’accordo le due parti senza riuscirvi. A decretare il fallimento del dialogo, secondo un diplomatico europeo di stanza al Cairo, sarebbe stata “l’incapacità sia dei Fratelli musulmani che del presidente Morsi di prevedere quello che poi è successo”. E anche dopo il 30 giugno i Fratelli musulmani hanno continuano a insistere nel volere che Morsi completasse il suo mandato. Ed è sulla base di questa constatazione che sono in molti a nutrire seri dubbi sulla possibilità concreta che ora si arrivi ad un accordo.

Esisterebbe già una bozza, sulla quale lavorare. Bozza che, secondo Al Ahram, contemplerebbe da entrambi le parti la fine delle istigazioni alle violenze contro l’uno e contro l’altro, il rilascio di tutti membri della Fratellanza arrestati, la sospensione di azioni militari nel Sinai e un riesame della proposta di scioglimento della Fratellanza, formulata appena una settimana fa dalla nuova leadership. Alcune fonti, sottolinea il quotidiano arabo, attribuiscono questa svolta alle pressioni internazionali sull’Egitto favorevoli a uno schema di riconciliazione che preveda che la Fratellanza continui ad esistere. Alla mediazione starebbe partecipando anche il gruppo ultraconservatore Al Gamaa Al Islamiya.

(fonte: Nova)

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