Le annunciate dimissioni da parte dei parlamentari del Pdl, le vere o presunte divisioni all'interno del partito berlusconiano e le prospettive del gruppo presieduto da Franco Bernabè alla luce dell'intenzione da parte della spagnola Telefonica di salire nel capitale di Telecom Italia. L'opinione dell'ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, in una conversazione con Formiche.net

Dimissioni dei parlamentari pidiellini firmate, fitti colloqui per capire come orientare il pallino della politica, Berlusconi asserragliato nel bunker di Palazzo Grazioli, mentre non si placano gli echi della cessione di Telecom a Telefonica. Il momento complicatissimo, del governo e del paese, al centro di una conversazione con l’ex ministro delle Comunicazioni e senatore del Pdl, Maurizio Gasparri.

Letta pensa alla fiducia, ma il Pdl è diviso?
Noi stiamo pensando alle esigenze del Paese, perché violare la Costituzione sul principio della non retroattività delle leggi vuol dire creare una lesione gravissima. E il fatto che si verifichi ai danni di Berlusconi non è una giustificazione: sembra quasi che si debba fare un’applicazione ad personam di un’interpretazione distorta della legge.

Non c’è dialogo dall’altro versante?
No. Ciò dovrebbe consentirci di far risaltare quanto sia faziosa la sinistra e chi vuole espellere Berlusconi dal Parlamento. A coloro che prevedono l’arrivo di un’ulteriore condanna definitiva, rispondo che è come se si facesse un tanto al chilo. E’ come se io facessi una multa a lei perché poi tanto supererà il limite di velocità. Ma invece gliela potrò elevare solo con in mano la prova della sua condotta e non prima. Per cui stiamo difendendo un principio fondamentale: il diritto della civiltà giuridica italiana e della Costituzione.

Non è dunque una questione personale?
Non lo è. Piuttosto è l’ulteriore prova dell’accanimento contro una parte politica. Ne cito un’altra, ovvero la sentenza Minzolini, che credo non sia stata letta a sufficienza dalla stampa. Secondo la sentenza, la Rai gli restituirà quel denaro con gli interessi, ma non lo reintegrerà al suo posto di lavoro: è una roba da arrestare chi l’ha scritta. Anche questo è fare gli interessi del paese, per evitare il degrado.

Ma secondo il Colle il voto anticipato sarebbe un’anomalia: come uscirne?
Lo è anche la violazione sistematica della Costituzione all’articolo 25 sulla non retroattività delle leggi. Non faccio parte di quel gruppo di persone che ha usato parole molto severe contro il Presidente della Repubblica, ma dico con chiarezza che lo vedo un po’ inerte rispetto difronte a questa violazione. Anche questa un’anomalia? Credo sia una follia.

Giovanardi ha detto che non firma dimissioni inutili: lo sono?
Io le ho firmate, perché ritengo che in questa scelta molto drammatica dovremmo essere tutti compatti.

Nel mezzo, il passaggio di Telecom a Telefonica: altra occasione persa?
In Italia ci siamo sempre confrontati con un capitalismo senza capitali. In molti hanno inteso controllare aziende senza avere risorse necessarie: è accaduto anche nella vicenda Telecom e nei suoi molteplici passaggi.

Un epilogo prevedibile?
Certamente, non mi meraviglia e lo considero addirittura una tappa intermedia. Probabilmente anche Telefonica, oberata da debiti e un po’anchilosata come azienda, potrebbe essere ghermita da qualche altro gruppo più grande. Pensiamo agli over the top, come gli operatori della rete internet che hanno accumulato ingenti risorse pagando pochissime tasse. Adesso sono pronti a inseguire le prede, come sta facendo Google. Altra azienda che opera nel campo del software come Microsoft ha comprato Nokia, il più grande produttore europeo di telefoni mobili.

C’è una dinamica ancora in corso?
Sì e dal momento che inseguire tali vicende non sarà facile, è bene mettere al sicuro la rete: è un’esigenza strategica del Paese, un monopolio naturale, fisicamente collocata in Italia e anche il suo controllo non può essere solo affidato alle regole che l’autorità per le Comunicazioni definisce nel tempo. Ma deve essere anche una società, senza alcun esproprio o acquisto pubblico, che colloca la rete in una società a parte. Progressivamente poi, modernizzazioni, aumenti di capitale, presenze di altri operatori telefonici o di Cassa Depositi e Prestiti, potranno fare di questa società una realtà italiana, svincolata dagli operatori. Sarà il mercato a dirci quanti di questi operatori rimarranno e di chi saranno: in Europa ve ne sono sessanta per quattrocento milioni di persone. Sulla telefonia mobile sono troppi, credo ci sarà una selezione molto dura.

twitter@FDepalo

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