L’Egitto versa in una situazione di disordine politico, economico e sociale da quando nel 2011 le proteste di Piazza Tahrir hanno infiammato le strade del Cairo fino alla destituzione del “faraone” Hosni Mubarak. Gli egiziani sembravano pronti per un’esperienza democratica, ma dopo aver eletto come presidente Mohamed Morsi dei Fratelli Musulmani le proteste si sono nuovamente infiammate contro lo stesso neopresidente. Il risultato è stato l’intervento dei militari che hanno destituito il presidente (ormai ex) Morsi della fratellanza portando avanti un vero e proprio colpo di stato. In questo contesto politico il governo – presieduto dalle Forze Armate – ha dato il via libera a un piano di investimenti di 3,2 miliardi di dollari per risanare le finanze pubbliche. Ecco l’analisi dei rischi nella relazione del gruppo Sace.

Gli investimenti del governo egiziano

I 3,2 miliardi di dollari dovrebbero servire come punto di partenza per la ripresa dell’economia egiziana: dallo stimolo al settore turistico al saldo dei debiti statali con le imprese private (da effettuare entro gennaio 2013) e si calcola che tali cifre non dovrebbero gravare sul deficit pubblico, soprattutto grazie agli investimenti esterni provenienti dagli altri paesi arabi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. La scelta di investire denaro pubblico senza imporre misure di austerity per risanare il debito pubblico è dovuta soprattutto alla volontà di non acuire nuovamente le proteste di piazza con l’imposizione di nuove tasse alla popolazione. Tuttavia la mancanza di politiche a lungo termine è il risultato evidente di una situazione politica transitoria e poco certa.

L’aiuto dei paesi arabi

Dopo la destituzione di Morsi da parte delle Forze Armate molti paesi arabi hanno scelto di aumentare il loro supporto annunciando investimenti per circa 12 miliardi di dollari, aiutando il paese ad uscire dal declino economico. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno già reso disponibili 5 miliardi, per affrontare le spese immediate.

Il ruolo italiano

L’Italia è il secondo partner commerciale dell’Egitto, subito dopo gli Stati Uniti. I settori coinvolti nelle attività di investimento vanno dal settore petrolifero a quello delle costruzioni, dalle comunicazioni al manifatturiero. Le esportazioni Italiane in Egitto di materie energetiche sono aumentate del 16% nei primi 5 mesi del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, riconfermando il ruolo di primo piano dell’Italia nelle relazioni economiche con il paese delle piramidi.

Un’effettiva ripresa economica?

Per il momento l’Egitto non sta vivendo una vera e propria ripresa economica neanche considerate le grosse cifre messe a disposizione dal governo militare. Secondo la relazione di Sace, infatti, a causa dei disordini di piazza sia il turismo (in calo del 16%) che gli investimenti esteri rendono la ripresa molto faticosa e lenta. Questo arrancare dell’economia rende l’Egitto subalterno al supporto dei cosiddetti “donors”, i paesi che scelgono di erogare aiuti economici e di cui si è parlato in precedenza. L’insabilità politica, dunque, è il maggiore ostacolo nella ripresa dell’economia egiziana.

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