Più che feste del Partito democratico, quelle andate in scena nella prima settimana di settembre sono state una fiera di nervi di militanti e iscritti, accompagnati dalle lacrime di Luciano Violante, dai sudori di Stefano Fassina, e dall’invito rivolto alla governatrice del Friuli Deborah Serracchiani a restarsene a casa. Insomma, il distacco dalla base che non mostra di gradire le larghe intese con il Pdl e la gestione del caso Berlusconi, oltre che non condividere lo stop and go sul congresso e sul ricambio della leadership.

Qui Torino
Il dibattito con il viceministro al Lavoro Stefano Fassina nel capoluogo piemontese è stato caratterizzato da una vera e propria insurrezione del pubblico che ha paralizzato gli interventi di Luciano Violante e del presidente regionale del Pd Andrea Giorgis. Incalzati dai militanti sempre più inquieti per le scelte del partito, dapprima i relatori hanno deciso di cedere il microfono per ascoltare i presenti, per poi in qualche modo “pentirsene” considerate le accuse ricevute. Contestato il governo delle larghe intese con il Pdl e la gestione della decadenza di Berlusconi. Con una difesa appassionata dello stesso Violante che, commosso, ha replicato alle accuse mosse dalla platea di aver fatto un assist al Cavaliere consigliandogli l’allungamento dei tempi e invocando per lui il diritto alla difesa.

Violante vs tutti
“Berlusconi – ha detto un militante rivolto all’ex presidente della Camera – non dobbiamo difenderlo noi”. “Il Pd – ha aggiunto un altro – non deve subire i ricatti del Pdl”. E un terzo: “Vorrei sapere cosa ne pensi di Berlusconi, ha già tanta gente che lo difende, non c’era bisogno che lo facessi tu”. La replica, commossa, di Violante: “Tanto più si rispetteranno le regole e le procedure tanto più la sua decadenza, una volta votata, sarà inappuntabile. Altrimenti rischiamo di farlo passare per vittima”. A quel punto interviene anche Fassina: “In astratto è facilissimo essere intransigenti. Ed è facile dire mai con Berlusconi. Nessuno di noi è a proprio agio in questo governo con il Pdl. Non accetteremo i ricatti di Berlusconi, state tranquilli. Però se chi è in platea pensa che noi sul palco siamo tutti delinquenti, il dialogo è inutile”.

Qui Genova
Durante il dibattito ‘Il valore della crescita sostenibile: infrastrutture e progetti per il rilancio del Paese’, sono stati contestati nel capoluogo ligure il presidente della Commissione Trasporti della Camera Michele Meta e il ministro Maurizio Lupi. Assieme al ministro c’era la presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani, lo stesso Meta e l’ad di Ansaldo Energia Giuseppe Zampini. Ma quando Meta ha messo l’accento sull’importanza del trasporto pubblico, alcune decine di dipendenti dell’Amt hanno protestato con urla e fischi. La contestazione ha coinvolto con anche il ministro Lupi (gli hanno urlato “governi da vent’anni”), che è stato più volte interrotto, e Serracchiani a cui alcuni simpatizzanti del Pd hanno detto chiaramente che avrebbe fatto meglio a non intervenire.

Verso il congresso
Ma al di là del voto in Giunta, all’orizzonte del Pd resta sempre l’appuntamento congressuale, con il partito che proprio su quel fronte appare sempre più spaccato anche nella gestione della crisi con la possibilità di un Letta bis. Matteo Renzi teme che l’ala bersaniana approfitti del caos che si è sviluppato attorno alla decadenza di Berlusconi per ritardare il congresso con la prima conseguenza che, in caso di voto anticipato, sulle liste l’ultima parole spetterebbe a Guglielmo Epifani e solo a lui. Mentre al sindaco di Firenze resterebbero le briciole.

twitter@FDepalo

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