Continuano gli approfondimenti di Formiche.net sul cantiere della nuova destra (o destra guazzabuglio?). Dopo i consigli non richiesti dell'editorialista Federico Guiglia, e l'intervista a Roberto Menia, ecco la conversazione con l'ex ministro Adolfo Urso

La nuova destra italiana? Deve puntare a tutti quei liberali e riformisti che non si ritrovano nel passo indietro di Forza Italia, invita Adolfo Urso, intellighenzia della fu An, già deputato, viceministro, ma soprattutto anima della fondazione finiana Fare Futuro. Urso in una conversazione con Formiche.net traccia il perimetro internazionale del nuovo contenitore de-ideologizzato.

Berlusconi è riuscito a rifare Forza Italia, adesso cosa rinascerà alla sua destra?
Costruire un partito, direi di centrodestra, è assolutamente necessario, capace di essere un’alternativa alle sinistre. Che sia liberale, nazionale e riformista. Insomma, un soggetto che appartenga a tutti e non a una sola persona.

A destra perché non vi mettete d’accordo?
In primis credo che non bisogna avallare il processo di un ritorno al passato, ieri in Fi c’erano personalità come Melograni, Dotti, Martino. Allora attorno a Berlusconi per la prima volta nella storia del Paese scese in campo la migliore cultura liberale possibile. Oggi c’è il Cavaliere con vent’anni in più di esperienza ma senza quella classe dirigente. Per cui non dobbiamo seguirlo sulla strada della riedizione, tra l’altro non sarebbe possibile perché non c’è più un Gianfranco Fini riconosciuto come leader nascente della destra italiana.

Ma come andare oltre?
Serve pensare ad una terza fase della destra repubblicana, dopo quella del Msi di testimonianza e di An di governo: che guardi a quei liberali e riformisti che non si riconoscono nel passo indietro di Forza Italia. Penso a tutti coloro che si ritrovano nel centrodestra ma non si sentono pienamente rappresentati da Berlusconi.

Quale il fil rouge del nuovo contenitore su un tema imprescindibile come la sovranità nazionale nell’Europa germanocentrica?
Il tema vero è quale sovranità in quale Europa: l’Italia deve far sentire il proprio peso a Bruxelles, questo è un argomento squisitamente di destra. Non credo nell’Europa delle nazioni, ma nell’Europa-nazione: ovvero un processo di piena integrazione europea che sia rispettoso delle singole identità e non sia espansione egemonica di un soggetto sugli altri.

Ma la Germania cresce più degli altri, oggettivamente: come convivere con le deficienze strutturali dell’area euromediterranea?
Il tema della crescita è un altro tema caro alla destra: volendo semplificare, crescita e sovranità, ancor prima di sovranità e crescita. Significa puntare sullo sviluppo, ma anche alla natalità, alla spinta verso l’innovazione. Insomma, crescita in tutti i sensi, è il problema principale: perché senza crescita non c’è benessere, né ripiano del debito pubblico.

Quale la strada da seguire allora?
Non credo assolutamente che la decrescita sia felice, penso rappresenti la fine della comunità. Non esiste decrescita in natura, o quando esiste significa la crisi di quella specie umana. Urge definire chi decide, come e quando, un po’ come il titolo V rispetto alle regioni: togliere ambiguità e incertezze. Per cui la sovranità o è delle regioni o appartiene allo Stato. La strategia della concorrenza ha portato alla paralisi del nostro apparato istituzionale. Identica situazione nei confronti dell’Europa.

Come risolvere il conflitto “europeo”?
Credo che alcune sovranità debbano appartenere all’Europa, penso a Difesa ed Energia, nel senso che deve decidere l’organo sovrano dell’Europa e non un singolo Stato. Su questi binari mi piacerebbe che si costruisse una nuova destra, che definirei nuovo centrodestra: capace di guardare al futuro, cooperando con l’altro centrodestra incarnato da quella Forza Italia che invece guarda più al passato.

Come si interfaccerà questa destra con la “nazione-mondo”?
Gli Usa, ripristinando la politica che Obama pensava di contrastare, hanno compreso come non si potesse creare un duopolio con la Cina e hanno avviato una sorta di reindustrializzazione interna, esportando materie prime come petrolio e gas: nel 2015 esporteranno più gas della Russia, nel 2017 più petrolio dell’Arabia saudita. Stanno costruendo un nuovo occidente con gli accordi di libero scambio, una partita a cui l’Italia non può non partecipare, senza dimenticare mercati forieri di sviluppo come India, Nuova Zelanda, Cina e Australia.

A breve in libreria “Vent’anni e una notte. 1993-2013: la parabola della destra italiana raccontata dai suoi protagonisti” (Castelvecchi), un dialogo fra lei e l’ex direttore di Rai 1 Mauro Mazza. Un vademecum su ciò che è stato ciò che dovrebbe essere?
Il dialogo ripercorre due decenni attraverso il nostro vissuto, ma anche un excurcus storico sulle tappe politiche, sulle alleanze. La conclusione è che si è trattato di un’esperienza importante durata non a caso vent’anni, con successi come la consacrazione del concetto di Nazione nel paese, o la legittimazione della destra nel contesto politico. Viaggiavamo spediti sul treno delle riforme, ma fummo bloccati dal totem dell’articolo 18, forse il maggior rimpianto.

twitter@FDepalo

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