Nell’Officina nazionale lanciata alla Festa di Atreju emergono differenze culturali tra liberali e comunitari-statalisti in economia e sul terreno etico. Nomi, tesi e possibili compromessi crosettiani...

Il percorso verso la ricostruzione della destra italiana è ormai avviato. Nel segno di una critica della globalizzazione liberista degli ultimi trent’anni e del rigore di bilancio che ha governato l’integrazione monetaria europea. Eppure l’“Officina nazionale” promossa da Giorgia Meloni nell’intervento di chiusura della Festa di Atreju (GUARDA LA PHOTOGALLERY) ha accolto personalità laico-liberali i cui riferimenti sono lontani dall’immaginario del “popolo di destra”. Fra tutti Guido Crosetto e Oscar Giannino, per nulla attratti dalle suggestioni della rinata Forza Italia e privi di fiducia nella capacità di Silvio Berlusconi di rilanciare lo “spirito del 1994”. Resta da verificare se e come i loro orientamenti reaganiani e thatcheriani potranno coniugarsi con l’orizzonte comunitario e sociale-nazionale incarnato da Gianni Alemanno e Roberto Menia. Allo stesso modo costituisce un’incognita l’incontro sulle libertà civili e sui temi eticamente rilevanti tra la componente laica e quella cattolico-popolare della destra del futuro.

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La scommessa identitaria di Gianni Alemanno

Alfiere fin dalla giovanile militanza nel MSI di una destra comunitaria avversa ai modelli culturali, politici ed economici anglosassoni, Gianni Alemanno vuole improntare la nuova formazione a due parole d’ordine: sovranità e identità. Rivendica il diritto per il nostro Paese di “affrancarsi dai vincoli di bilancio imposti dai diktat della Germania” e di recuperare gli spazi di azione economico-fiscale indipendente dalle direttive Ue. Animato da un’ispirazione protezionistica di salvaguardia e promozione del made in Italy dalla “concorrenza scorretta di Stati che non rispettano la dignità del lavoro e dalla colonizzazione delle eccellenze nazionali ad opera delle grandi multinazionali”, l’ex ministro dell’Agricoltura è pronto a sfidare il tabù di una fuoriuscita dalla moneta unica. È stato il rappresentante del governo di centro-destra più scettico verso i tentativi di Silvio Berlusconi di riformare il mercato del lavoro allentando le rigidità dell’Articolo 18 e adottando ammortizzatori sociali più adeguati alla maggiore flessibilità. E ha osteggiato, a fianco di Alleanza nazionale e dell’Udc, la volontà di ridurre il peso della pubblica amministrazione e di introdurre al suo interno logiche privatistiche.

La Costituente anti-liberista di Roberto Menia 

Grande affinità con l’ex sindaco della Capitale si ritrova nel profilo e nell’iniziativa di Roberto Menia, animatore dei circoli di “Unidestra per la Costituente” e promotore di un manifesto per la ripresa imperniato sulla “ridefinizione della sovranità nazionale al tavolo di Bruxelles per evitare all’Italia il rischio di un governo della troika”, e sulla “valorizzazione del patrimonio industriale italiano, che spazia dal tessile al manifatturiero fino al comparto degli armamenti”. Ragion per cui ha manifestato diffidenza verso i programmi di liberalizzazione e di privatizzazione dei settori strategici. Il che si traduce in un’aperta ostilità al progetto, caldeggiato dai liberisti di Forza Italia e dalle personalità del Partito democratico vicine a Matteo Renzi, di mettere sul mercato le partecipazioni pubbliche in Finmeccanica, Eni ed Enel.

La sfida di Giorgia Meloni alla leadership del centrodestra

Pur affondando le proprie radici nell’humus ideale di Menia e Alemanno, Giorgia Meloni prova a spingere i confini della nuova destra sulle frontiere della modernità. Conservatrice nei valori e ancorata alle battaglie della destra per la tutela giuridica degli embrioni, per la restrizione dell’assistenza abortiva, contro la libertà di rifiutare i trattamenti medici nell’eventualità di malattie irreversibili e contro l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio fra uomo e donna, la leader di Fratelli d’Italia connota come “rivoluzionario” il suo profilo economico-sociale. Suo bersaglio polemico è lo strapotere delle élite finanziarie e degli istituti di credito guidati dalla febbre speculativa e restii a incoraggiare famiglie e imprese colpite dalla crisi. Ma è sul terreno del lavoro e della previdenza che le idee di Meloni trovano consonanza con il riformismo liberale di destra e di sinistra. Perché la promotrice della Festa di Atreju vuole superare “il vero apartheid che separa i lavoratori pienamente garantiti e quasi inamovibili dalle persone condannate a una precarietà permanente, il mondo dei pensionati d’oro beneficiari di assegni del tutto slegati dal merito e la realtà di ragazzi che percepiranno trattamenti ridotti a un terzo della retribuzione”.

L’utopia reaganiana di Oscar Giannino 

Argomentazioni che potrebbero attrarre nell’“Officina per l’Italia” figure estranee alla storia della destra nazionale, come Oscar Giannino, per sua stessa ammissione “fiero liberista e globalista”. Fautore di un progetto ispirato alle tesi della Scuola austriaca dell’economia, dell’Università di Chicago, dell’Istituto Bruno Leoni, il fondatore di “Fermare il declino” aspira a un radicale snellimento del ruolo dello Stato nella vita economico-sociale, propone un piano di valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico, liberalizzazione e privatizzazione delle aziende municipalizzate e delle grandi aziende strategiche, vuole incoraggiare merito e competizione nell’educazione e nella sanità. Requisiti necessari “per avviare una drastica riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro di 5 punti percentuali nell’arco di una legislatura”. Una visione economica che si salda con un orizzonte laico-liberale sulle libertà civili, riguardo cui l’editorialista del Messaggero rivendica all’autonomia individuale la più ampia facoltà e responsabilità di scelta. Giannino comunque ha precisato di aver partecipato ad Atreju in quanto invitato e non come aspirante esponente di Fratelli d’Italia.

Una sintesi possibile nella ricetta economica di Guido Crosetto

Fra i pochi “liberali doc” aderenti a Forza Italia che alla fine del 2012 scelsero di abbandonare il Popolo della libertà per dare vita a Fratelli d’Italia, Guido Crosetto potrebbe trovare il punto di incontro fra le anime della nuova destra. Avversario dell’approccio multiculturale nel rapporto con gli immigrati ma pragmatico sui temi “eticamente sensibili”, l’ex sottosegretario alla Difesa è il principale ideatore del punto distintivo del programma economico di FdI: la fissazione nella Carta costituzionale di un tetto del 40 per cento al prelievo fiscale sul reddito. A riprova di un’attenzione privilegiata per le ragioni dell’economia reale rispetto all’“imprevedibilità e agli arbitri della speculazione finanziaria”. Un obiettivo che unisce senza eccezioni liberal-liberisti, comunitari nazionalisti, cattolici tradizionalisti.

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