“Non contano nomi, sigle o provenienze. L’obiettivo che mi preme in questo momento è contribuire a comporre un’offerta credibile e seria di destra, declinata in chiave europea e moderna”. Roberto Menia, reggente di Futuro e libertà dopo la débacle finiana, lo dice senza giri di parole: “Chi ci sta a costruire un cartello federato di forze di destra da presentare agli elettori italiani?”.

Berlusconi riparte da Forza Italia, ma il resto del centrodestra che fa?
Berlusconi torna da dov’era partito. La ruota ha fatto un giro ma vent’anni dopo c’è tanta delusione e promesse non mantenute. Io non penso che banalmente si possa rispondere solo “rifacendo” parallelmente AN. Credo piuttosto che esperienze divise e diverse, ma riconducibili a destra, dopo Orvieto, Mirabello e Atreju possano confluire in una fase di “azionismo”. Chi ci sta a costruire un cartello federato di forze di destra da presentare agli elettori italiani? Non avrebbero senso né veti da un lato, né capricci egoistici dall’altro. Per cui adesso occorrono fatti e non parole.

Alemanno e Storace hanno già dato ampia disponibilità, che cosa osta ancora?
Non solo loro, ci sono anche esperienze come quella della Poli Bortone, di Viespoli ed altri, c’è soprattutto Fratelli d’Italia che attualmente è l’unico soggetto a destra che possa vantare una rappresentanza parlamentare. Ma il nodo non è il chi o il cosa, bensì il dove. La direzione di marcia è il vero jolly di questa nuova scommessa. Saremo capaci di voltare pagina senza nostalgismi ma contagiati da un po’ di sano futurismo? Ecco la vera sfida a cui sto lavorando da alcuni mesi e a cui mi piacerebbe poter dare un contributo di idee.

Marcello Veneziani chiede non una nuova An, ma una nuova destra: cosa costruire allora?
Non contano nomi, sigle o provenienze. L’obiettivo che mi preme in questo momento è contribuire a comporre un’offerta credibile e seria di destra, declinata in chiave europea e moderna. Che abbia idee precise su privatizzazioni e investimenti, che sappia come valorizzare il made in Italy e le eccellenze nostrane, che sia all’avanguardia sulle nuove tecnologie e sull’aerospazio dove l’Italia può fare moltissimo, che sappia chiedere a Bruxelles e non solo concedere. Di solo rigore si muore, questo ormai lo sanno anche i muri.

Con Forza Italia presidio liberale berlusconiano e quindi con l’accantonamento del Pdl si apre uno spazio sia per una forza di destra che per una di centro popolare?
Certo, ed è la dimostrazione che la scelta terzopolista è stata un errore. Ripartire ammettendo gli errori credo sia il primo passo, ma la franchezza non potrà essere un elemento secondario. Ai nostri vecchi e futuri elettori non possiamo raccontare un’altra storia senza spiegare cosa è successo fino a ieri. C’è stata una balcanizzazione, con molte sigle di destra che da sole raccolgono poco più dell’1% ma che assieme hanno la chanche di avere un peso. Siamo condannati all’immobilismo “da sabbie mobili” così come sta accadendo nel Pd? È una prospettiva che non mi alletta francamente. Per questo invito i destrosi a un aut aut: entro un mese occorre una volontà di intenti e un cartello di presenze.

L’Officina delle idee lanciata da Giorgia Meloni può rappresentare una piattaforma comune?
Senza dubbio potrà essere un terreno comune da arare insieme, e mi fa piacere che tra tanti slogan sia tornata la parola idee. Ragionare della futura destra italiana oggi, quando la cancelliera Merkel è protagonista di un’impresa storica, non può che far aumentare in noi la consapevolezza che serve un’Europa diversa. Dove non ci siano primi della classe e asini, ma dove ad esempio il sistema bancario viva di una vigilanza comune, dove i cittadini non debbano subire passivamente le conseguenze di politiche miopi, dove il carro armato tedesco che traina l’Europa debba rendersi conto che i tre quarti del continente non le sta dietro.

Per cui basterà un manifesto per rimettervi tutti assieme?
Direi di no. Nessuno di noi è obbligato a tornare insieme. Siamo di destra, con una visione non populista ma legalitaria e identitaria dello Stato. Solo se saremo in grado di fare sintesi mettendo da parte rancori e egocentrismi allora alle prossime elezioni avremo una proposta comune. Contrariamente la sinistra avrà il campo un po’ più libero.

twitter@FDepalo

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